Per concludere la nostra due giorni di preghiera a San Felice (11/13 marzo), abbiamo voluto scrivere tre # con 140 caratteri (o poco più): tre piccoli tweet da condividere per riflettere un poco insieme!

#Etuchivuoiessere?
Tu chi vuoi essere?
Ognuno, dinanzi a questa domanda reagirebbe in maniera differente. La scelta più logica sarebbe essere come il Padre che ha avuto la forza di perdonare il figlio che, chiedendogli l’eredità, l’aveva simbolicamente ucciso. Ma chi avrebbe avuto la sua stessa forza? Probabilmente il nostro essere si avvicina di più alla figura del figlio minore.
Peccare deriva dalla parola latina “inciampare”.
Quante volte nella nostra vita siamo inciampati? E siamo sempre coscienti della nostra caduta?
Poiché tutti nasciamo peccatori il fine di ogni cristiano è salvarsi nel perdono. È questa la sfida che ognuno deve affrontare ogni giorno.
Noi cristiani come affrontiamo questa sfida, o meglio: l’affrontiamo o preferiamo scegliere il percorso meno rischioso e nasconderci dietro l’indifferenza? La risposta non è poi così banale.
Nonostante il cristiano dovrebbe perdonare incondizionatamente tutti, in realtà giustifichiamo la nostra reticenza alla misericordia con la convinzione di non essere tenuti a perdonare in quanto esseri terreni.
Possiamo rappresentare il nostro rapporto tra “Padre e figlio” con un filo che simboleggia l’alleanza tra Dio e l’uomo. A peccato commesso il filo si spezza. Quando chiediamo il perdono il filo si ricongiunge diventando più corto diminuendo la distanza tra il figlio e il Padre.

#Lasalvezzaquieora
È difficile “centrare” i veri obiettivi della vita perché troppo presi dagli impegni, dalla routine, dalla tecnologia.
Vivere in questo modo ci porta a non trovare il tempo per riconciliarci con Dio.
In questi momenti ci accorgiamo dell’immensa bontà di Dio che, nonostante il nostro disinteresse, fa sempre il primo passo verso di noi.
Per apprezzare l’importanza di ciò che diamo per scontato dovremmo imparare a digiunare dal superfluo.
È inutile ostentare la nostra vita, le nostre buone azioni. Così facendo svuotiamo di significato le nostre opere “misericordiose”. Come dice San Matteo: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli».

#Chièambasciatore?
Chi è un ambasciatore? Colui che rappresenta un insieme di ideali e valori al di fuori del suo contesto.
Anche noi siamo ambasciatori/messaggeri: dobbiamo impegnarci a concretare quello che ci è trasmesso dalla Parola di Dio.
L’essere ambasciatore è una scelta vocazionale e richiede impegno, costanza e soprattutto tempo. Siamo ambasciatori non per un tempo finito ma per l’Eternità.
Un ambasciatore cristiano si differenzia da qualsiasi “collega” per la sua capacità di saper amare nel Cristo. Un esempio pratico di questo amore? la parabola del Padre prodigo.
Il figlio minore sbaglia e si ritrova a digiunare: solo così riacquisisce gradualmente la sua dignità e ritrova il desiderio di amare sé e il Padre; il Padre lo attende e accoglie a braccia aperte: questo è vero amore.
Il Padre in questo tempo di lontananza del figlio si è saziato di sofferenza e ha digiunato di orgoglio. Talvolta si deve raggiungere la sazietà per poter accedere a quel trampolino di lancio utile per sviluppare l’amore di noi nel Cristo.

Lascia un commento