10 dicembre 1948 : i diritti umani

10 dicembre 1948, Parigi, per la tenacia di una donna, Eleanor Roosvelt, viene firmata la Dichiarazione Universale dei diritti umani; non dei diritti degli uomini, ma dei “diritti umani” come ha chiesto si scrivesse, un’altra donna, l’indiana Hansa Mehta.

Il documento ha l’ambizione di far riconoscere la dignità di tutti i membri della famiglia umana, quale fondamento della libertà, della giustizia e della pace: i fondamenti dello Statuto ONU. I primi 21 articoli riguardano le prerogative civili e politiche. Altri sei i cosiddetti diritti di seconda generazione che riguardano le garanzie in ambito economico, culturale e sociale. I tre punti finali dettano i criteri di applicazione.

La dichiarazione è stata firmata da quasi tutte le nazioni del tempo, compresa la chiesa cattolica.

La Carta non è stata realizzata, forse non lo sarà mai in modo definitivo, però essa è un chiaro punto di riferimento per tutte le persone di “buona volontà” che hanno a cuore l’uomo e la donna di sempre, l’umanità.

In un certo senso si può affermare che questa carta ha sostituito quella che si chiamava una volta “legge naturale” cui tutti facevano riferimento al di là delle diverse appartenenze nazionali. Non ci soffermiamo ora su questioni, per altro importanti e ineludibili, morali, ma non possiamo prescindere dal fatto che ogni uomo, ogni donna, non possono fare a meno di un punto di riferimento se vogliono vivere in modo sano.

Certamente la Dichiarazione nasce al termine, dopo che il mondo intero ha sperimentato la distruzione delle grandi guerre, ma questo non significa che oggi abbia meno valore perché in Europa, in Europa non ci sono state più guerre. La Carta, infatti, ha anche il valore di mantenere viva la memoria, una memoria che illumini l’oggi.

L’Europa, il mondo continua a necessitare una illuminazione! «La Dichiarazione resta un documento di importanza straordinaria poiché pone, in modo netto, limiti al potere dei governanti sui governati. Prima, nella giurisdizione internazionale, i diritti umani non esistevano – spiega ad Avvenire Antonio Marchesi, presidente della sezione italiana di Amnesty International –. Il documento, tuttavia, resta una meta da raggiungere». Infatti, gli elementi di preoccupazione sono ancora molti. In particolare, «la “disumanizzazione” dell’altro, attraverso la negazione delle prerogative riconosciute nella Dichiarazione ad alcune categorie di persone, le più vulnerabili. Come se i diritti umani fossero un “merito” da assegnare in modo arbitrario», afferma Marchesi.

A questo proposito papa Francesco, nel messaggio alla Conferenza sui diritti umani organizzato dall’Università Gregoriana di Roma scrive:

«In effetti, osservando con attenzione le nostre società contemporanee, si riscontrano numerose contraddizioni che inducono a chiederci se davvero l’eguale dignità di tutti gli esseri umani, solennemente proclamata 70 anni or sono, sia riconosciuta, rispettata, protetta e promossa in ogni circostanza. Persistono oggi nel mondo numerose forme di ingiustizia, nutrite da visioni antropologiche riduttive e da un modello economico fondato sul profitto, che non esita a sfruttare, a scartare e perfino ad uccidere l’uomo. Mentre una parte dell’umanità vive nell’opulenza, un’altra parte vede la propria dignità disconosciuta, disprezzata o calpestata e i suoi diritti fondamentali ignorati o violati».

Parole forti, che si aggiungono a quelle di altri uomini e donne di buona volontà, non certo di molti governanti, che stanno ragionando oggi su questo anniversario. Sono parole che interpellano ognuno di noi anche nel nostro piccolo giardino di casa. Stiamo infatti rischiando di riconoscere questi diritti a parole, purché restino chiusi nei propri giardini. I diritti valgono ma ognuno nel proprio giardino, se casomai qualche essere umano fosse catapultato fuori dal proprio giardino allora sono problemi suoi.

«Ciascuno, continua papa Francesco, è dunque chiamato a contribuire con coraggio e determinazione, nella specificità del proprio ruolo, al rispetto dei diritti fondamentali di ogni persona, specialmente di quelle “invisibili”: di tanti che hanno fame e sete, che sono nudi, malati, stranieri o detenuti (cfrMt25,35-36), che vivono ai margini della società o ne sono scartati».

Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo

Preambolo

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità, e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell’uomo;

Considerato che è indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione;

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l’osservanza universale dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di questa libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

L’ASSEMBLEA GENERALE

proclama

la presente dichiarazione universale dei diritti umani come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

VIDEO-INTERVISTA : PADRE LELLO LANZILLI DOPO IL SINODO

Cari amici di GiovaniBarnabiti.it eccoci ancora con padre Lello Lanzilli, gesuita, membro della segreteria per il Sinodo dei Vescovi I giovani, la fede e il discernimento vocazionale.

Dopo avere discusso sulla preparazione del Sinodo discutiamo ora sulla sua conclusione e prospettive.

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Come è cominciato il Sinodo?
Dobbiamo distinguere tra l’inizio assembleare il 3 ottobre, quello riportato dalla stampa, e quello ufficiale, cominciato prima, con l’ascolto. L’ascolto delle chiese locali, dei giovani, l’assemblea presinodale dei giovani a Roma (che sono stati ascoltati in presa diretta), quindi l’instrumento laboris per sostenere i lavori dei vescovi nell’assemblea generale in aula. Un sinodo non si fa perché si vuole sapere cosa la Chiesa pensa di un tema o perché i vescovi possano discuterne e indicare il da farsi. Un sinodo si fa perché le indicazioni che emergono dall’ascolto possano incarnarsi nella Chiesa perché questa possa meglio vivere e annunciare il messaggio di Gesù.
Grazie per questa delucidazione, di un percorso più ampio, per un coinvolgimento maggiore e uno sviluppo migliore. Ma dopo la messa il primo giorno cosa è successo?
Io, in quanto membro della segreteria non ero in aula, però dopo il saluto iniziale del papa è cominciata la riflessione sulla prima parte dell’instrumento laboris, il vedere cui hanno partecipato non solo i vescovi ma anche i giovani presenti in aula. (la 2 parte riguarderà il giudicare, riflettere, discernere, e la 3 l’agire, le proposte). Ci sono state poi 4 assemblee generali quindi 4 sessioni di lavori nei circoli linguistici per le 6 lingue ufficiali; abbiamo saputo che più che altre volte i giovani sono stati molto coinvolti nel dialogo, nel confronto, non solo nel lavoro di gruppo. Perciò il Sinodo, che nasce come una assemblea dei e per i vescovi, per i vescovi, si è aperto ai giovani presenti. Per la verità il coinvolgimento è stato vicendevole, dei vescovi verso i giovani, ma anche i giovani hanno potuto superare alcune preoccupazioni e pregiudizi sulla chiesa istituzionale, sulla eventuale formalità; hanno potuto conoscere dei vescovi vicini, più disponibili a incontri anche fuori dall’ aula, per chiedere pareri su questioni importanti e delicate. La Chiesa qui si è riconosciuta nella sua ricchezza: questa è la sinodalità. Questa dimensione sinodale è molto importante, primo perché richiesta dal cammino cominciato con il Concilio Vaticano II, secondo – come emergerà dal documento finale – perché è un vero e proprio bisogno della chiesa di oggi. Infatti alla fine del Sinodo il papa ha detto che è stato prodotto un documento, ma questo non è importante quanto l’esperienza di comunione tra vescovi e quella parte di popolo di Dio, i giovani, che deve diventare modello e testimonianza. Dobbiamo lasciarci convertire da questa esperienza e farne uno stile nuovo della Chiesa. La sinodalità, la condivisione è molto importante per aiutare il vescovo a decidere. Una decisione si prepara, è il punto di arrivo di un cammino condiviso con i giovani. Nel documento finale si invita caldamente a coinvolgere meglio e di più i giovani anche nei processi decisioniali. Questo è lo stile del discernimento, la comunione delle diverse esperienze perché non si possono prendere delle decisioni se non si conoscono le realtà. I giovani, i fedeli hanno una conoscenza della realtà ineludibile che la Chiesa deve fare più sua.
Spesso i giovani denunciano i sacerdoti come troppo giudicanti o incompetenti, segno di una chiesa moralista e paternalista, cosa si è detto in merito?
I giovani hanno sottolineato con forza il bisogno di essere ascoltati, accompagnati e non solo di essere usati o diretti. I sacerdoti spesso si sentono in dovere di dire la verità a priori piuttosto che cercarla insieme, ma ciò allontana i giovani. I giovani hanno bisogno di pastori che gli stiano accanto, cosa rara perché troppo impegnati dalla burocrazia, dalle attività, che non siano sacerdoti a tempo.
Nel documento finale si legge che bisogna guardare ai giovani con “atteggiamenti, occhi di Gesù”? cosa significa?
Qui entra in gioco la formazione dei sacerdoti perché imparino un nuovo atteggiamento verso i giovani. È necessaria una formazione più incarnata che superi l’attuale metodo formativo ormai obsoleto. I seminaristi devono confrontarsi meglio con la realtà pastorale se vogliono essere preti per il domani. Questo ancora non accade. Gesù andava per le strade, porta a porta e aveva uno sguardo attento a tutti. Ricordo lo stupore dei giovani che incalzati da noi a terminare un intervento scritto entro la sera, hanno chiesto tutta la notte per poter finire con cognizione; pensavano a una risposta negativa! Alla nostra disponibilità e fiducia nella loro proposta hanno risposto che mai un sacerdote si era loro dimostrato così fiducioso e disponibile al “rischio”.
Quale idea il Sinodo si è fatta dei giovani: Inquieti, tiepidi, audaci, protagonisti, tranquilli..?
Secondo me tutto quello che dici. C’è un potenziale enorme nel mondo giovanile, vicino o lontano alla Chiesa, che non viene utilizzato. Come accennavo, facciamo ancora fatica a dare loro fiducia!
Infine, dalla tua esperienza pastorale e di segreteria, quali indicazioni daresti ai giovani ai loro pastori?
Di continuare in questa via della comunione e della conoscenza reciproca: non solo una relazione funzionale, ma anche esistenziale.
La Chiesa è nata dal “porta a porta”, da persone affascinate da Gesù, capaci di trasmetterlo a quanti le incontravano. Questo fascino può nascere solo da una maggiore comunione e fiducia reciproca.
Ancora una volta grazie a padre Lello e come dice lui per salutare: buona vita.
Grazie a voi e buona vita a tutti.

 

Intervista a cura di P.Giannicola Simone.

Riprese e montaggio: Giacomo Camilletti e Luigi Cirillo

Donne

Violenza contro le donne è il filo conduttore di questa domenica, con piacere pubblichiamo una riflessione di una giovane donna quale nostro piccolo contributo alla causa.

Nelle ultime settimane oggetto di discussioni più o meno animate è stata la vicenda della giovane Desiree, sedicenne di Cisterna Latina morta, secondo quanto emerso fino a ora dalle indagini, in seguito a uno stupro. A fare particolare scalpore è stato il fatto che il crimine sia stato commesso in uno stabile occupato, noto per essere un centro di spaccio.

Ora, tralasciando le “specifiche del caso”, la situazione ci permette di riflettere su un tema troppo spesso sottovalutato. Da sempre “la città” è divisa in un centro elegante, perbene e in sobborghi malfamati. Negli ultimi anni, però, la situazione è andata peggiorando sempre più, fino a diventare impossibile da ignorare. La totale indifferenza delle istituzioni ha lasciato troppo spazio alla criminalità per agire, radicarsi in questi territori ed espandersi poi a macchia d’olio anche in quel centro considerato sicuro, così che l’intera città è diventata un enorme macchia scura, un buco nero che risucchia ogni speranza e possibilità. Sgombrare uno stabile non basta, se poi la cittadinanza non se ne riappropria davvero. Se lo Stato non trova una destinazione a questi edifici, saranno sempre delle fabbriche di illegalità.

Ma è davvero possibile che non si riesca a trovare loro una destinazione? Possibile che questi quartieri non abbiano bisogno di una biblioteca, di un cinema, di una sala con un biliardino? Possibile che nessuno ci abbia pensato? O è forse molto più semplice ignorare il problema e dare la colpa al capro espiatorio di turno quando qualcosa di tragico accade? Sicuramente non potremmo mai saperlo con certezza, ma se quello stabile fosse stato una ludoteca, probabilmente Desiree sarebbe ancora viva.

Carmen Guida, S. Felice a Cancello

VIDEO: Saluti a Enjuz 2018

Desde a última reunião do SAMZfollower de Florença 2018 uma saudação à Juventude Zaccariana se reuniu em Belém para Enjuz2018

“Eu quero ser, sempre e em tudo, autêntico, simples e aberto. Dessa forma terei meu coração preparado para Deus. Que Deus, por sua graça, se digne permanecer em mim e fazer em mim o seu templo. Amém”

CLICCA ⇒QUI⇐ PER IL VIDEO!

VIDEO: Messaggio a Enjuz 2018

Video Enjuz
Queridos amigos Enjuz bom trabalho
mensagem para Enjuz 2018

CLICK ⇒QUI ⇐PER IL VIDEO!

Caros amigos, “ciao” / oi!
Não, em português não se diz “ciao” mas bom dia!
Desculpe.
Neste ano não estou com vocês fisicamente, mas com os
pensamentos e com o coração os acompanho e rezo por vocês.
Este ano vocês escolheram uma bela frase para refletir sobre o
conhecimento de Deus, sobre ser seguidores de SAMZ,
SAMZfollowers.
“O amor nasce do conhecimento”.
O amor vem do conhecimento, se traduz em italiano:
conhecimento de quê? Como conhecer?
No Sermão II de SAMZ lemos: “Deus começa do alto e, depois,
desce; já o homem, querendo subir, começa de baixo pra cima;
isto é, o homem deixa o que é só exterior e entra no seu íntimo e,
daí vai até o conhecimento de Deus.”
Deus, o amor, é um dom/presente oferecido a todo aquele que crê,
mas este dom/presente precisa ser conhecido.
Um exemplo: cada um de nós é um presente, mas, se não for
conhecido, permanece desconhecido por si mesmo.
Qualquer um que conhecer o Amor poderá apresentar o outro a
Deus.

Portanto, o conhecimento é uma ferramenta importante para
conhecer o amor, conhecer a Deus.
Não vou falar sobre os vários modos de conhecer (não temos
tempo e não é possível com um vídeo), direi apenas um
pensamento, um sonho que está no meu coração e que é
conhecido por vocês.
Um seguidor de SAMZ deve tomar o conhecimento como
ferramenta principal para dar testemunho do Amor, Deus; um
seguidor de SAMZ deve rezar, deve fazer caridade… mas deve
rezar e amar com conhecimento, com inteligência.
Estamos vivendo um momento de grande ignorância também no
Brasil por causa da primeira emoção, o problema superficial, no
qual é difícil se aprofundar. Ir a fundo incomoda, requer esforço;
intelligere (em latim) significa ir a raiz da coisa.
Somente quando é feito em profundidade, no interior, se pode
entender as coisa e escolher.
Vocês estão aqui para aprender mais sobre intelligere, é isto que
SAMZ pede a nós, juventude zaccariana, sempre: não tenham
medo de ir a fundo, ao seu interior.
No vosso interior, na vossa consciência. Lá você encontrará Deus.
Intimior intimo meo dizia Santo Agostinho; na consciência, escreve
Gaudium et Spes, Deus e o homem conversam como amigos!
O exterior nem sempre é ruim ou sem utilidade, mas não é o
essencial, por isso não tenha medo de adentrar e depois chegar ao
conhecimento do Amor, Deus.

Antes de cumprimentá-los e me despedir um conselho e um
pedido: como entrar no interior? Lendo muito e escrevendo.
Aprenda a escrever o que você experimenta e sonha: é um dever
moral para todos jovem zaccariano.
Tchau e obrigado, Deus os abençoe.

Perché ancora non lascio la Chiesa

La domanda che mi hai posto è un po’ difficile e non credo di avere una risposta, perché è la stessa domanda che mi pongo anche io da 2 anni a questa parte: «Perché se critico così tanto la Chiesa non mi stacco?». Forse perché credo che la Chiesa come istituzione e la Chiesa che vivo io nella mia quotidianità siano in qualche modo diverse. Ho avuto la fortuna o possibilità di crescere in un oratorio e conoscere tanti padri con i quali si riesce a parlare, a confrontarsi, ad arricchirsi, in cui ognuno riesce ad esprimere il suo punto di vista senza sentirsi giudicato o attaccato. Forse questo è dovuto anche all’amicizia che si crea tra animatore e sacerdote per cui è più facile dialogare. In oratorio inoltre ho sempre avuto modo di confrontarmi con miei coetanei che bene o male affrontano i miei stessi dubbi, i miei stessi problemi: sentirsi in qualche modo supportato è sempre di aiuto. Ovviamente poi ci sono anche i preti barnabiti con cui non c’è proprio modo di dialogare né di far capire il proprio punto di vista perché sono completamente disinteressati nel cercare di comprendere il mondo dei giovani. È qui che mi altero e mi sento lontana dal mondo della Chiesa, una Chiesa che mi sembra sempre predicare bene ma razzolare male! Una Chiesa che troppo spesso esprime giudizi cattivi, che crea muri al posto di ponti, una chiesa che chiude porte quando sul Vangelo c’è scritto che tutti possono avvicinarsi a Gesù. Ovviamente questo mio discorso non è riferito a Papa Francesco, che ha fatto tanti passi avanti, ma ai tanti discorsi di sacerdoti che a volte mi capita di incontrare in autobus o delle suore oppure gli articoli che si leggono sul giornale o sui social. Ultimamente mi è capitato di leggere un articolo in cui un ragazzo sosteneva di essere guarito dall’omosessualità grazie a Dio, come se quest’ultima fosse una malattia. Sono queste le cose che mi lasciano senza parole. Un altro motivo per cui continuo a stare nella Chiesa forse è perché ho sempre distinto fede e Chiesa. Un conto è la mia fede, leggere la Bibbia, credere nella parola di Dio; un conto è la Chiesa che secondo me quello che fa è interpretare la Bibbia e darne una sua visione che può essere condivisibile o meno. Ma sicuramente il motivo che mi fa rimanere vicina all’oratorio di Roma è che quel posto mi ha dato tanto, tante esperienze che mi porto ancora dentro, tanti insegnamenti e mi ha sempre fatto vedere il mondo anche da altre prospettive meno egocentriche e materiali. LA cosa bella è che sto cercando di trasmettere tutto ai bambini che accompagno ai sacramenti: andare oltre a questo mondo troppo attaccato alle cose materiali e di ritrovare la bellezza nei piccoli gesti che uno può fare ogni giorno. Più o meno è questo quello che penso, che vivo, che amo e qualche volta dispero della Chiesa. Martina Chiesa, Roma

 

Percezione politica

La mia attuale percezione è che la politica in Italia non sia più lo strumento tramite il quale si risolvano i problemi sociali, bensì una grande messa in scena dove la nostra classe dirigente litighi o faccia finta di litigare su questioni più o meno importanti. Il punto fisso della scena politica italiana è il disaccordo, la distanza, la bocciatura da parte di qualsiasi colore, partito, movimento, verso qualunque altro. L’ultimo governo per poter venire ad esistere ha dovuto stilare un vero e proprio contratto, presidiato e garantito da un avvocato, divenuto, addirittura, presidente del consiglio dei ministri. Non credo che sia sbagliato nell’amministrazione della res publica obiettare, contraddire e far valere la propria, sacra, libertà di pensiero, tuttavia trovo ossessiva la ricerca del contrasto indipendentemente dal concetto, tralasciando spesso ciò che è il bene della nazione, per rincorrere interessi personali e di partito.

L’Italia è un paese ricco di storia, bellezza, arte, cristianità, cultura, ma anche di ignoranza, povertà e mafia, disunito e combattuto nei secoli, unito e diversamente combattuto nell’età moderna, un territorio dunque molto complesso da governare. La politica italiana è caratterizzata dall’essere avvolta in un sistema mediatico e giornalistico che, in moltissimi casi, a una corretta informazione preferisce la destabilizzazione di un equilibrio politico già precario, aizzando polemiche, rinforzando un sistema privo ormai della sua utilità sociale e fatto di scontri, litigi e teatrini che occupano giornali e programmi tv, ma che tolgono all’Italia la serietà e la serenità con cui si lavora e progredisce veramente.

Se alla natura di un popolo, seppur molto variegato, non si può mettere mano e quindi ci sarà sempre quel folclore caotico intorno alla politica italiana, si può e si deve mettere mano alla struttura dell’ordinamento, con rivoluzioni che rendano meno complesso il buon funzionamento dello Stato. L’Italia ha bisogno di una riforma costituzionale; la nostra magnifica Carta disciplina in molti suoi punti situazioni che non esistono più o che sono cambiate in modo notevole rispetto a quando fu scritta, in primisbasti pensare alla presenza di una sovranità europea dalla quale riceviamo regolamenti e direttive che non bisogna far altro che applicare e seguire.

Da prendere più che in considerazione in ottica di riforme sono sicuramente sia il rapporto tra Stato centrale ed enti locali, che mai è stato chiaro e che incessantemente presenta controversie e tensioni, sia il nostro obsoleto e stagnante sistema parlamentare che riflette questi suoi difetti in tanti dei settori di sua competenza: sanitario, infrastrutture e opere pubbliche, ambiente, previdenza sociale e lavoro.

Nel vento del cambiamento necessita inoltre di essere compreso tanto l’ordinamento giudiziario, caratterizzato da tempistiche bibliche, formalismi esasperati e protezionismi ultraconservatori, quanto il sistema amministrativo, inceppato molto spesso da una burocrazia straziante. È per questi urgenti e palesi motivi che avremmo bisogno di più dialogo e collaborazione in tutta la classe politica, che questa lavori unitariamente, seppur con idee e opinioni diverse, verso un obiettivo principale e totale: il bene della Nazione. La diversità di vedute, opinioni e idee è umana, bellissima e meritevole di tutela, questa deve però accrescere e arricchire il dialogo e non impoverirlo o negarlo, come, a prescindere, avviene ormai solitamente.

Paolo Peviani, Casalpusterlengo (LO)

“Giovani distratti? Adulti, gli insegnanti!”. Intervista a P. Lello Lanzilli membro del Sinodo Giovani


Sinodo Giovani, Cari amici di Giovani Barnabiti, una nuova tappa del nostro cammino di riflessione sul Sinodo Giovani, che inizierà oggi  mercoledì 3 ottobre 2018 qui a Roma, dove ci troviamo adesso insieme a padre Lello Lanzilli, gesuita, che fa parte del equipe di organizzazione ai livelli più alti del Sinodo, “I giovani la fede e il discernimento vocazionale”; gentilmente ci concede un po’ di tempo per ragionare insieme su questa bella opportunità che la Chiesa sta giocando come sfida nell’ incontro con voi giovani. Qualche domanda, quasi una chiacchierata amichevole, per entrare un po’ di più in questa macchina così importante e anche su qualche riflessione in risposta a domande da voi poste.

CLICCA ⇒QUI ⇐ PER ASCOLTARE L’INTERVISTA INTEGRALE

Il Sinodo è l’assemblea primaria dei vescovi del mondo voluta da Paolo VI per aiutare il papa a riflettere sui temi importanti e talvolta difficili della Chiesa, dei cristiani, prima di tutto cosa significa il titolo del Sinodo, “I giovani la fede e il discernimento vocazionale”?

Il Sinodo che è dedicato ai giovani ha l’intenzione di concentrare l’attenzione di tutta la Chiesa sulla realtà giovanile, su questa età della vita in cui tutti siamo chiamati e siamo impegnati a prendere delle decisioni importanti, sia per quanto riguarda lo stato di vita, sia per quanto riguarda le scelte professionali, sia per l’inserimento nella società. Per questo i giovani sono al centro dell’attenzione della Chiesa, ma non come soggetti passivi come se la Chiesa si interessasse a loro con un atteggiamento di tipo statistico o sociologico, sono al centro della vita della Chiesa, perché la Chiesa desidera che siano sempre più protagonisti. E quindi il tema della Fede è il tema della possibilità che loro hanno di esprimere la relazione che hanno con il trascendente, la relazione che hanno quelli che sono cristiani cattolici con Nostro Signore Gesù Cristo. E poi il discernimento vocazionale, e bisogna dire che il discernimento è un tema che i giovani nella riunione pre sinodale hanno faticato a comprendere, nessuno o quasi sapeva con precisione cosa significasse la parola discernimento, ma è semplicemente il discernimento e l’opportunità che viene data affinché i giovani possano scoprire qual è la loro vocazione, cioè qual è il loro posto nel mondo, nella società e nella vita, e farlo non in maniera superficiale ma a seguito da una riflessione alla luce dello Spirito che orienti la loro comprensione della loro vita e del loro posto nella società.

Il Papa ha invitato i giovani, credenti cristiani e non, non credenti per un dialogo in cui riuscire a sbriciolare un po’, per far comprendere meglio l’importanza di questa parola “discernimento”, ma anche l’importanza della parola “vocazione”: credo che sia un impegno molto importante. Come hanno accolto i giovani la sfida di questa parola magari poco usata nella loro quotidianità?

Mi riferisco soprattutto ai 300 giovani della riunione pre-sinodale, dal 19 al 24 marzo, convocati qui a Roma da tutto il mondo e dai vari ambiti della società, ma anche provenienti dall’esperienza di droga o carcere, poi giovani sportivi e giovani vittima di tratta perché proprio in questo Sinodo il Papa desidera che nessun giovane si senta escluso dall’attenzione e sollecitudine della Chiesa e dalla possibilità di partecipare attraverso le diverse forme che abbiamo individuato, come il questionario online, per esempio, di partecipare a questo momento di vita della chiesa cattolica. Alla riunione pre-sinodale oltre 300 giovani hanno partecipato anche 15.000 giovani, tutti hanno contribuito alla stesura del documento finale. A Roma erano presenti anche 5 o 6 non credenti; 7 giovani di altre confessioni cristiane; anche questi, sebbene il termine discernimento non facesse parte del loro vocabolario, hanno compreso l’importanza di fermarsi a riflettere in maniera seria e approfondita e alla luce di un criterio di alcuni criteri, un metodo, a riflettere su quello che è la loro vita e la possibilità di scelta e di progetti seri perché la propria vita abbia un senso, perché la propria vita possa sentirsi una vita realizzata non nel senso di potere raggiungere gli apici del successo, ma di potere raggiungere la gioia e la felicità, perché in fondo quello che è in linea con i sinodi precedenti, ma un po’ con tutto il magistero del Papa, quello che è importante è che i giovani capiscano che c’è una via per la gioia, che c’è una via per la felicità, che c’è la gioia dell’amore, che c’è anche la gioia della scienza.

Parlare di gioia significa anche, credo, parlare di salvezza; effettivamente alla domanda quale è la salvezza che ti aspetti molti si sono sentiti con le spalle al muro. La cercano in modi diversi.Nel suo ultimo viaggio nei Paesi Baltici Papa Francesco denunciava la disaffezione dei giovani per la Chiesa, a causa degli scandali della chiesa o della troppa commistione con il potere. Chiedeva alla Chiesa di riprendere ad ascoltare i giovani. Secondo te sarà facile o difficile ascoltare i giovani, specialmente tenere conto delle loro parole, delle loro denunce che purtroppo sono reali? Quando li incontri hanno una tensione verso la Chiesa ma sono preoccupati o allontanati da queste situazioni, se pur riconoscono che non è solo questo la Chiesa.

Tutto il percorso sinodale durato 2 anni, dall’ annuncio il 6 ottobre 2016, fino ad arrivare all’assemblea generale che comincerà il 3 ottobre 2018, fino alla stesura delle linee guida per la discussione, è stato un percorso di ascolto dei giovani in varie forme. Attraverso le conferenze episcopali (maniera classica), le associazioni o il web; tutti hanno ricevuto un documento preparatorio con annesso 15 domande generali e 3 per ogni continente. Anche questa è una particolarità, una novità di questo Sinodo. Sappiamo benissimo che la realtà giovanile, pur avendo diversi tratti in comune, ha anche delle differenze enormi, diversa è la società in cui vivono i giovani che sono stati oggetto di attacchi dell’ Isis per esempio e vivono situazioni di guerra, di tratta. Diverse dalle situazioni dei giovani che vivono nelle società occidentali dove i bisogni primari sono stati soddisfatti e magari c’è più un senso di insoddisfazione diffusa, di noia rispetto alla vita. Quindi i giovani sono stati protagonisti della prima fase del Sinodo, con l’ascolto diretto della riunione pre-sinodale e del documento finale; con il seminario di studi nel settembre 2017, con 50 esperti a livello mondiale più una ventina di giovani; con il questionario online che conteneva delle domande diverse rispetto a quello mandato ai Vescovi, domande più specifiche alla realtà dei giovani. Uscirà il report tra non molto, del questionario online, e ci sono delle sfumature particolarmente interessanti. Sono arrivati più di tremila contributi di singoli giovaniMi sono commosso leggendo questi contributi, mi sono commosso per il loro desiderio di vivere una vita piena di senso, per la loro difficoltà a farlo e il sentirsi prigionieri in una società e un mondo che non promuovono le cose più belle dentro di loro. Le loro solitudine e difficoltà di vivere con un mondo di adulti, che continua a rimproverarli ma non vuole lasciargli le chiavi di casa sebbene ci dia degli esempi che sono pessimi e sono scandalosi. Noi parliamo spesso dei problemi dei giovani. Credo che il problema fondamentale siano gli adulti, non sono i giovani. Gli adulti che non sono stati in grado di indicare ciò che veramente vale nella vita. E continuano ad andare dietro a quelle cose. Rimproverano i giovani: sono distratti, stanno al cellulare, pensano solo alla palestra, ma questo l’hanno imparato dagli adulti. Genitori che prima di pensare alla possibilità di educare davvero i propri figli in molti casi hanno pensato al proprio autoreferenziale modo di vivere.

Passiamo ora a un altro aspetto più vicino a noi in Europa e Italia. Alcuni nostri giovani brasiliani e messicani mi dicono che forse questo Sinodo riguarda più l’Europa, l’Occidente, la sua ormai poca fede che il resto del mondo. Cosa ne pensi?

Si ci può essere questo rischio, però devo dire che c’è stata un’attenzione da parte di tutti ad allargare gli orizzonti, per esempio le domande specifiche per ogni Continente. Nella riunione pre-sinodale personalmente ho avuto l’impressione che la vitalità della chiesa è sicuramente nei continenti come l’Asia, l’Africa e l’America Latina. Piccolo esempio. Alla riunione abbiamo invitato i giovani per un momento di festa. Ognuno a seconda dei propri Continenti hanno presentato dei numeri, degli spettacoli. Hanno iniziato gli africani, molto bello e coinvolgente; hanno continuato gli asiatici con un loro stile più compassato, ma con humor molto sottile; poi il Medio Oriente, con canti molto armonici; l’America Latina ha concluso tutto con un trenino. Gli unici continenti che non hanno presentato nulla sono America del Nord ed Europa. Sicuramente la vita della Chiesa deve guardare sempre di più a questi continenti dove anche i numeri dicono che la realtà ecclesiale sta crescendo e dove c’è, in molti casi, un desiderio di accogliere la proposta di vita nuova, quale quella del Vangelo, che, a volte, nel mondo occidentale, sembra essersi perso; dico sembra perché, probabilmente, quello che si è perso non è il gusto, il desiderio, il senso, ma la capacità di saperlo trasmettere, in una maniera che sia sensata.

Torniamo al discorso degli adulti; è un Sinodo dei giovani ma che dovrebbe essere molto seguito da parte di tutti gli adulti, anche nella vita della Chiesa. Non tocchiamo ora la questione della trasmissione della fede ai giovani, ma sono d’accordo che noi adulti dovremmo interrogarci e quindi capire in cosa siamo stati mancanti, non per accusarci ma per essere più coerenti e capaci di comprendere la Verità.

Io faccio sempre un esempio; alcuni anni fa, nei tempi della mia gioventù, della mia adolescenza, il modello di riferimento della pubblicità, della società, delle riviste, era la persona adulta; si sapeva che la persona realizzata, colui che aveva raggiunto la pienezza dell’essere uomo, era l’adulto, con alcune caratteristiche: un senso di responsabilità, una capacità di sapersi divertire ma senza fare male agli altri; se guardiamo oggi, il modello che viene proposto, anche per gli adulti, è l’adolescente, cioè, colui che cerca di divertirsi, si ubriaca, passa il tempo solamente per il proprio piacere, il proprio tornaconto, questo è il modello di riferimento; non ci siamo resi conto che, noi vogliamo che i giovani siano adulti, ma in realtà, stiamo costringendo gli adulti a essere adolescenti. Altro tema su cui si spalancherebbero diverse riflessioni.

Ancora due domande; come funzionerà esattamente il Sinodo?

Il Sinodo inizierà Mercoledì 3 Ottobre con una celebrazione eucaristica sul sagrato di San Pietro e poi già nel pomeriggio cominceranno i lavori.Il Sinodo prevede la partecipazione dei padri sinodali, 266, con diritto di voto; in più ci sono gli uditori, 35 giovani e 16 formatori, i quali possono intervenire, anche nei circoli minori, ma non hanno diritto di voto; in più ci sono gli esperiti, 23, che collaboreranno con i segretari speciali e il relatore generale, proprio per l’elaborazione del documento finale. Ci saranno delle congregazioni generali, cioè delle riunioni in assemblea di tutti i Vescovi, in cui ciascuno potrà prendere la parola su una delle tre parti in cui è diviso l’Instrumentum laboris; la prima parte è relativa alla condizione giovanile, la seconda parte al discernimento e alla vocazione e la terza relativa alla prassi, all’azione pastorale della Chiesa. Ogni vescovo potrà fare un intervento su una di queste parti, poi si svolgerà il lavoro nei circoli minori, cioè dei circoli linguistici (francese, inglese, italiano, portoghese, spagnolo e tedesco)in cui verranno fatti degli emendamenti, delle proposte di cambiamento al testo dell’Instrumentum laboris, che sarà il testo base anche per l’elaborazione del documento finale. Quindi possono essere fatte proposte di cambiamento, di eliminazione di parti, di aggiunta di altre parti, di altre frasi e quindi, attraverso quelli che vengono chiamati “i modi”, si procederà all’elaborazione del documento finale che sarà compito del relatore generale insieme ai segretari speciali. Questo sinodo ha 2 segretari speciali e ad una commissione di membri eletti proprio a questo scopo.

Grazie perché sapere come funziona una macchina credo che sia importante. L’ultima domanda a Padre Lello che ha una grande esperienza sia missionaria (abbiamo condiviso momenti belli anche in Albania appena dopo il crollo della dittatura), sia formatrice e che ringrazio per questa disponibilità di tempo, l’ultima domanda: che cosa ti aspetti, che cosa desidereresti di più visto da questo sinodo che stai vivendo ancora di più dal suo interno?

Ma credo che il mio desiderio e la mia speranza sia un po’ quella di tutti ed il Papa l’ha già espresso, l’augurio che questo sinodo possa davvero contribuire al rinnovamento e al ringiovanimento della Chiesa, ringiovanimento nel senso forte del termine, non nel senso adolescenziale che dicevo prima, ma nella possibilità che la Chiesa riscopra quella carica di entusiasmo, quella apertura alla vita, quel desiderio di costruire qualcosa di importante che è propria dei giovani di oggi tempo che, come dicevamo forse, nella nostra società occidentale sta venendo un po’ meno e di rinnovamento nel senso che grazie anche ai giovani, alla loro parola, alla loro creatività e al loro entusiasmo un po’ tutta la vita della Chiesa possa riprendere slancio anche nelle sue strutture e nelle modalità di celebrazione. Ecco ringiovanimento e rinnovamento della Chiesa e tutto questo non limitato esclusivamente ad usum interno, diciamo, ma perché la Chiesa possa essere davvero un fermento di vita per tutta la società. Una delle esperienze forti della riunione pre-sinodale, al di là del documento finale che, secondo me, è molto bello e molto interessante, è stata esattamente la convivenza dei giovani cattolici con giovani non credenti, giovani di altre religioni, perché gli stessi cattolici si sono accorti che il loro modo di essere, il loro linguaggio era troppo da ghetto. Hanno detto che la presenza di altri qui insieme a loro ha costretto a ripensare e a riformulare la nostra fede in una maniera che sia comprensibile per il mondo di oggi; non solo come qualcosa da condividere tra di loro, quasi fosse un codice segreto, quasi fosse una setta. I giovani, hanno detto, hanno fatto un’esperienza di Chiesa così come la vorrebbero, una Chiesa davvero sinodale, una Chiesa che accoglie tutti, pur non negando le differenze che ci sono, che accoglie tutti e che davvero si preoccupa per il bene di tutti.

Bene, avremmo ancora forse altre domande, ma ci fermiamo qui e ringraziamo di cuore Padre Lello Lanzilli della Compagnia di Gesù che ci ha dedicato questo tempo per riflettere e sicuramente i suoi spunti cercheremo di svilupparli e di “sbriciolarli” un po’ di più nelle nostre realtà, per momenti di incontro e di crescita e, chissà, forse, ci rivedremo dopo il Sinodo per sentire se ha risposto anche più di quello che magari ci si aspettasse. Grazie ancora.

Grazie a voi e buona vita a tutti

 

( Hanno collaborato:

Massimiliano Serino, Andrea Pistelli, Margherita Pedron, Bianca Contardi e Bernardo Bonaccorsi – Firenze;

per la parte tecnica Giacomo Camilletti e p. Giannicola M. Simone – Roma)