La notte di Dio

È appena cominciata la notte.
Per qualcuno una notte di incontri o di relazioni o di fumi per non affrontare la vita, per altri di malavita.
Certo le nostre notti oggi sono illuminate a giorno eppure non mancano di portare con se i drammi della vita.
Le notti della tratta delle donne denunciate alla via Crucis di Roma.
Le notte in cui tante persone sono obbligate a vivere dai nostri sistemi di vita.
Penso alla notte di Giuda sospeso tra cielo e terra perché incapace di sciogliere i nodi della propria vita.
Eppure è appena cominciata la notte che avrà un epilogo insolito, inatteso seppure atteso!
Quante sono state le notti di Dio nella Bibbia, ma quest’ultima la più significativa e necessaria.
Una notte non sospesa tra cielo e terra come tante nostre parole incapaci di trovare soluzioni vere alle attese degli uomini.
Una notte, questa che comincia, ben ancorata al cielo grazie alla Croce e ben piantata a terra in quel sepolcro pieno e vuoto allo stesso tempo.
Forse non meditiamo abbastanza su questo fatto: un Dio che nella morte del figlio congiunge il cielo verso cui svetta la Croce e la terra in cui sprofonda il sepolcro.
Ecco il nostro centro: questa croce e questo sepolcro, questo sepolcro che prima di essere stato vuoto, come spesso lo pensiamo, è stato pieno!
Nella Bibbia la geografia non è un optional, ma sempre un luogo teologico: non tra cielo e terra ma con quel cielo e con quella terra!
Cosa faticano le donne a comprendere quella mattina dopo il sabato, alla fine di quella notte in cui ancora non si distingueva il cielo e la terra?
Perché Pietro corre al sepolcro?
Perché quel Sepolcro, dopo quella Croce ha contenuto e sostenuto il corpo di Cristo.
Perché quel corpo non poteva rimanere prigioniero della morte, perché la morte l’aveva vinta per noi!
Abbiamo letto in san Paolo: «Egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.»
Da questo momento la Storia cambia: non mancheranno le guerre, il peccato, l’egoismo, ma queste non saranno l’ultima parola.
Qual è l’ultima parola? Cristo è risorto, è veramente risorto!
Ripetiamolo insieme a voce alta: Cristo è risorto, è veramente risorto!

Il centro dell’universo

Ogni realtà dell’universo, tanto più l’uomo e la donna, ha un centro; senza un centro si perde l’equilibrio, qualunque equilibrio: materiale, morale, spirituale, umano.
Qual è il nostro centro?
Oggi comincia una settimana centrale, anzi due, perché il tutto si compirà la domenica in albis, 8 giorni dopo la Pasqua (come sarebbe bello se tra due domeniche fossimo ancora in tanti come oggi, magari con la veste bianca ricevuta nel giorno del battesimo).

Oggi cominciano le settimane della passione, morte, sepoltura e risurrezione di Gesù.
Oggi comincia quel percorso divino e umano che culminerà nel centro della vita dell’universo giovedì, venerdì, sabato e domenica santi!
La Pasqua è veramente il centro dell’universo, anche per quanti non lo sanno, per quanti sono distratti o indifferenti o contrari: non è una violenza, una prevaricazione, è un dono per la vita dell’universo anche se rimane nascosto.
Senza questa settimana, anche fosse celebrata solo da 12 persone l’universo perderebbe senso.
Credo che la fotografia scelta, quella che ha vinto l’oscar delle fotografie, sia emblematica della perdita di senso.

E noi cristiani? Veramente questa passione, morte, sepoltura e risurrezione di Gesù sono il nostro centro oppure ci preoccupa solo avere qualche ramo di ulivo e / o goccia di acqua benedetta per mettere a posto il nostro bisogno di benessere?
Si può celebrare la settimana santa fermandoci alle porte di Gerusalemme oppure si può scegliere di seguire Gesù fino al sepolcro, secondo quanto ci trasmette il vangelo di oggi (Lc 22, 1- 23,56) o la preghiera di san Paolo ai filippesi.
Sicuramente rischieremmo di addormentarci nel Getsemani, di rinnegare Gesù, di non aiutarlo a portare la Croce, di giocarci ai dati i suoi vestiti o di aver paura di guardare il suo corpo trafitto sulla Croce; ma se facciamo nostri l’amicizia con Gesù dei primi discepoli, la cura delle donne per Gesù, la fatica dei primi cristiani che hanno scritto questo Vangelo, la nostra vita, la nostra fede, carità e speranza cresceranno!
In questa settimana dobbiamo avere la volontà e il coraggio di tenere bene davanti agli occhi l’immagine del corpo crocefisso di Gesù non per gusto del macabro, bensì perché solo morendo per Lui, con Lui in Lui possiamo continuare a vivere.

Voglio concludere questa breve riflessione citando un passaggio dell’intervento del papa emerito Benedetto XVI, un intervento che non è contro questo o l’altro papa, ma nel solco della riflessione anche sofferta della Chiesa:
«il Signore ha iniziato con noi una storia d’amore e vuole riassumere in essa l’intera creazione. L’antidoto al male che minaccia noi e il mondo intero ultimamente non può che consistere nel fatto che ci abbandoniamo a questo amore. Questo è il vero antidoto al male. La forza del male nasce dal nostro rifiuto dell’amore a Dio. È redento chi si affida all’amore di Dio. Il nostro non essere redenti poggia sull’incapacità di amare Dio. Imparare ad amare Dio è dunque la strada per la redenzione degli uomini».

Impariamo anche noi ad amare Dio sulla via della Croce, nel sepolcro pieno e poi vuoto, nelle strade della vita.

Santa settimana delle settimane a tutti voi.