Non ebbe paura! il SAMZ

Antonio Maria Zaccaria, 1502-1539; 37 anni di vita intensa, coraggiosa, incosciente, testarda, amabile, preoccupata, cordiale, umile, santa.

Nel 2002 in occasione del 500 anni dalla nascita proposi come gadget una boccetta di profumo, un po’ per marketing che è necessario visto che non so fare i miracoli, per ricordare che i santi sono coloro che lasciano un profumo particolare, il profumo di Cristo, la fragranza dello Spirito santo, mi presero per matto!
Un santo lo si riconosce proprio perché ci fa intendere, percepire il profumo di Cristo perché è talmente conformato a Cristo che non può non profumare di Cristo.
SAMZ aveva la forte preoccupazione di lasciarsi talmente conformare a Cristo che avrebbe fatto di tutto per essere una cosa sola con Lui.
Non ebbe paura di affrontare la vita con le sue fatiche, rimase orfano a tre anni; non ebbe paura di preoccuparsi dei poveri già da adolescente; non ebbe paura di lasciare tutti i suoi beni per meglio seguire Gesù; non ebbe paura di cambiare vita, di lasciare il casato nobile degli Zaccaria per costruire un piccolo casato di preti, suore e coniugati o laici con i quali seguire il vangelo per annunciarlo meglio.
Non ebbe paura di continuare a riformare se stesso, insieme ai suoi compagni e compagne di viaggio per meglio riformare la Chiesa. Certo perché SAMZ non pensava solo a se stesso, avrebbe potuto farlo. Quanti cristiani si dicono tali ma non vivono da tali, pensano solo a se stessi, al proprio tornaconto umano e spirituale come se la vita e la fede si potessero comprare come si fa la spesa al supermercato. Quanti cristiani amano parlare e predicare ma non si mettono in discussione, non si lasciano rinnovare dalla parola di Dio.

AmZ non pensava solo a se stesso, alla propria salvezza! Meglio, pensava alla propria salvezza, perché è cosa buona e giusta, ma dentro una chiesa, nel popolo di Dio. Questa era la “retta intenzione”, consapevole che da soli non ci si può né salvare, né salvare l’altro: la riforma della Chiesa e dell’altro passa solo attraverso la riforma di se stesso.
L’unica paura che SAMZ aveva era quella di soccombere alla tiepidezza, alla irresoluzione, alla vanagloria, al non potersi conformare a Cristo!

Sapeva bene SAMZ che la storia del suo tempo non stava vivendo un bel periodo; sapeva che l’avvento della stampa avrebbe cambiato le sorti dell’umanità; sapeva bene che la Chiesa era per buona parte lontana dallo spirito del Vangelo: proprio per questo non avrà paura di combattere contro il mal costume.
Sapeva bene di avere delle responsabilità per la generazione che viene e per questo non smise di combattere e correre come un matto verso Dio e verso il prossimo.
Dalla consapevolezza delle sue responsabilità dobbiamo prendere anche noi esempio, forza di testimonianza per affrontare questa epoca di cambiamento che la pandemia non ancora ritiratasi dalle nostre case ha accelerato e radicalizzato.

Voi tutti siete qui (a messa) perché è domenica, perché siete stati invitati, per amore a questa nostra famiglia barnabitico-zaccariana, ma io mi auguro e lo credo fermamente che non sia solo un gesto di cortesia, bensì una opportunità di impegno per la vostra salvezza, per la nostra salvezza, per la salvezza dell’umanità.
Non è superbia pensare di poter salvare l’umanità, se lo facciamo per il puro e unico onore di Dio, ma servizio a questo mondo che ha bisogno di cura e compassione;
non è superbia perché sappiamo di non poter agire da soli, ma solo nella Chiesa – pur con i suoi limiti, peccati.

Oggi abbiamo invitato specialmente il corpo medico e paramedico, perché SAMZ era un medico, perché abbiamo bisogno di ringraziare e sostenere quanti anche qui a Firenze hanno lavorato in questa emergenza; abbiamo invitato in particolar modo due miei cari amici, Beppe ed Eleonora, medici di base a Lodi; dire Lodi potrebbe bastare!
Credo che un medico che volesse lavorare da solo, come unico salvatore del suo paziente e non pensasse di essere una parte di un tutto, non sarebbe un buon medico.
Credo che un medico che si occupasse solo del suo settore anatomico e non tenesse conto della totalità della persona, non sarebbe un buon medico.
Credo che la medicina del corpo da sola non sia sufficiente per salvare l’umanità, è necessaria anche una sana medicina dell’anima, della coscienza, dello spirito.
Essere fedeli a SAMZ chiede che ci preoccupiamo del bene dell’umanità con la stessa passione e spirito con il quale tanti nostri medici hanno operato nelle zone colpite più drammaticamente dal Covid e non solo. Questo Significa correre come matti verso Dio e verso il prossimo.

Voglio chiudere con un grazie a tanti giovani, anche nostri, che in questi mesi e in queste due sere hanno pregato con noi barnabiti e ci hanno testimoniato una passione che ci dà speranza e stimola a lavorare sempre di più per la Chiesa di Dio.
Pregate per noi barnabiti, e per il dono di sante vocazioni.

SAMZ e il WEB

L’ambiente digitale e SAMZ.

Abbiamo chiesto a p. Antonio M. Francesconi, profondo conoscitore e innamoratissimo del nostro SAMZ di scriverci una sua riflessione in merito alla recente esortazione di papa Francesco Christus Vivit; da attivo 90enne e digitalmente aggiornato non poteva che scegliere il tema seguente. Grazie.

«L’ambiente digitale caratterizza il mondo contemporaneo. Larghe fasce dell’umanità vi sono immerse in maniera ordinaria e continua. Non si tratta più soltanto di “usare” strumenti di comunicazione, ma di vivere in una cultura ampiamente digitalizzata che ha impatti profondissimi sulla nozione di tempo e di spazio, sulla percezione di sé, degli altri e del mondo, sul modo di comunicare, di apprendere, di informarsi, di entrare in relazione con gli altri. Un approccio alla realtà che tende a privilegiare l’immagine rispetto all’ascolto e alla lettura influenza il modo di imparare e lo sviluppo del senso critico».

Così scrive il Papa nell’Esortazione postsinodale ai giovani, al n. 86.

Ma prosegue: «Internet e le reti sociali … costituiscono una straordinaria opportunità di dialogo, incontro e scambio di persone, oltre che di accesso all’informazione e alla conoscenza» (87).

«Tuttavia, scrive ancora il Papa, …occorre riconoscere che, come ogni realtà umana, esso è attraversato da limiti e carenze. Non è sano confondere la comunicazione con il semplice contatto virtuale …I media digitali possono esporre al rischio di dipendenza, di isolamento e di progressiva perdita di contatto con la realtà concreta, ostacolando lo sviluppo di relazioni interpersonali autentiche» (88).

  1. ANTONIO MARIA ZACCARIA ha pensato il suo progetto di “riforma” proprio sulle “relazioni interpersonali autentiche”. Questo è lo stile (“a tu per tu”) delle sue Lettere, delle sue catechesi (o Sermoni), delle Costituzioni per la nascente Congregazione.

Il suo modo di concepire il progresso spirituale si basa sulle “relazioni interpersonali autentiche”: cioè sulla comunione di persone che vivono la stessa fede, lo stesso progetto di vita e di servizio del Signore: dove la comunità è il mezzo della santificazione di ciascuno.

Basta riferire il Capitolo IX delle Costituzioni, intitolato “della collazione”, ossia “conferenza spirituale)”: «Nessuno, così Chierico, come Laico, si sottragga alla Collazione(=conferenza), che si farà quotidianamente in comune almeno per lo spazio di un’ora: nella quale, congregati tutti, conferirete sull’estirpazione delle radici dei vizi, sul modo di acquistare le vere e reali – e non le fantastiche – Virtù, sull’aiuto e Provvidenza di Dio e degli Angeli, sugli inganni diabolici, sulla perfezione della vita e sul colmo delle Virtù. (…) Non contendete in alcun modo; e, parendovi (=se vi sembrerà bene)udrete ancora il parere degli inferiori e dei semplici, i quali – dicendo forse poco a proposito o senza modo – noi non dobbiamo sbeffare, ma compassionare, ricordandoci e riconoscendoci noi stessi, perché quello che abbiamo non è nostro… Sappiate adunque, Fratelli, che tutto si rovinerà ogni volta che tralascerete questa santa Collazione; ma se quella con affetto e avidità – e non per sola consuetudine – continuerete, tutte le cose vi succederanno con prosperità” (S. Antonio M. Zaccaria – Lettere-Sermoni-Costituzioni – 1996, p.117).

La “Collazione”, proposta dal Santo Fondatore, riproposta dalle Costituzioni vigenti, sono un metodo per favorire le “relazioni interpersonali autentiche”, che è quanto dire per crescere insieme secondo il Comandamento di Gesù: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34).

  1. Antonio M. Francesconi

Um tempo muito corrido

Hoje em dia vivemos um tempo muito corrido, a rotina nos faz programar qualquer coisa, desde trabalho, casa e escola, as vezes programamos até a hora de encontrar com Deus, mas a grande pergunta que inquieta o coração de muitos é: Onde eu encontro Deus? Por que tem dias em que vamos a igreja e não conseguimos estar completo na presença do Senhor?  Por que as vezes nós sem querer acabamos mecanizando o encontro com Deus?

Talvez essas dúvidas que parecem ser tão simples tenham surgido pelo fato não estarmos com intimidade, com Deus, achamos que não podemos questionar, achamos que não temos o direito de falar. O Pai está em todos os lugares e sabe o que fazemos, mas antes Dele fazer qualquer coisa, ele sempre pede permissão. Como vamos mecanizar algo que pode acontecer a qualquer instante? Deus está em tudo e mesmo na sua imensidão Ele se faz simples, Ele pode está em num “bom dia” em num “abraço” em um irmão que precise, até mesmo em uma brisa leve ou no por do sol, ir ao encontro de Deus é maravilhoso, mas sentir Ele não tem explicação.

Santo Antonio Maria Zaccaria nos exorta: “o amor nasce do conhecimento”. É conhecendo Deus e percebendo-O nas pequenas coisas que conseguiremos ama-Lo e amar nosso próximo.

Neste Encontro Nacional da Juventude Zaccariana (ENJUZ) do Brasil vivemos isso de uma forma muito sublime e intensa. Descobrimos nas pequenas coisas, nos gostos pessoais semelhantes, no entendimento apenas pelo olhar, na defesa da dignidade do próximo…; que estávamos verdadeiramente entre irmãos, e ali estava Deus. Não éramos mais pessoas de estados e cidades diferentes, de costumes e até fuso-horários diferentes, mas sim irmãos. E parecíamos mesmo irmãos que se conheciam a vida toda mesmo tendo nos conhecido, em sua maioria, ali mesmo. No respeito mútuo e na tolerância, no encher o copo de água para o outro, como vimos o pequeno “Neto” fazer inúmeras vezes, no sentar para conversar com alguém que estava mais quieto, no “ensinar o carimbó” para quem não conhecia, no amor e dedicação que a equipe da cozinha temperava a comida, no deixar o irmão cansado cochilar nos tempos livres, no se varrer o chão ao término do dia: ali estava Deus.

Vivenciamos naqueles quatro dias de encontro o que Jesus pregou no evangelho em tantos e pequenos detalhes que talvez nem tenhamos percebido a grandiosidade de tudo aquilo, mas na alegria que sentimos, no sentimento de completude ao término do encontro, ali estava Deus.

E agora, ao término do encontro, munidos de tamanha alegria e amor, de todo esse amor que nasceu do conhecimento de Deus e do estreitar os laços com o próximo, de perceber que não estamos sozinhos, precisamos ir além e, com esse amor, fogo e luz, contagiar muitos mais!

Escrito por: João Marcos Reis e Ana Clara Fontenelle

Jovens reformadores!

O capítulo 18 das Contituições do nosso fundador foi escolhido para reflexão esse ano. O capítulo 18 é o capítulo sobre a reforma, ou melhor, sobre o reformador.
Não é uma reflexão geral sobre a reforma, mas sobre quem deve operar a reforma. Este capítulo foi escrito aos barnabitas, e escolhê-lo para vocês, laicos, e laicos jovens, é um belo desafio! Espero que nós, padres, sejamos capazes de acolher este desafio.
Hoje, venho falar a vocês, jovens. Os jovens são, por natureza, reformadores. Se não os são, significa que algo não está funcionando!
O papa Francisco confia nesse espírito reformador dos jovens, mas isso não começou com ele. O Concílio Vaticano II já havia enviado uma carta a todos os jovens e São Joao Paulo II deu início à JMJ!
O fato é que muitos têm medo dos jovens, especialmente dos jovens que possuem vontade de reformar!
O capítulo 18 se refere primeiramente aos padres barnabitas. Mas tambêm podemos lê-lo para os colaboradores laicos e para as Angélicas. Assim, penso que devem se perguntar: «O quanto vocês jovens das nossas comunidades ajudam a nós, barnabitas, a caminhar na reforma? O quanto e como vocês nos ajudam a colocar em pauta questões cruciais?».
Papa Francisco cita São Bento quando diz «recomendava aos abades consultar também os jovens antes de cada escolha importante, porque “muitas vezes é para os mais jovens que o Senhor revela a melhor solução”».
Não tive como refletir e estudar o quanto as comunidades jovens têm ajudado as comunidades religiosas a se reformarem para viverem com coerência o Evangelho, mas seria um ponto de reflexão muito interessante e importante. Normalmente se vê a composição das comunidades cristãs a partir dos padres, dos pastores frente aos fieis, mas nunca ao contrario. O valor do guia, o ministério do pastor, é sempre importante, mas provavelmente uma leitura mais a fundo seria importante e necessária.
2. Todos nós recebemos do Espirito Santo algumas “cartas” para jogar: há uma responsabilidade recíproca, de todos, em jogar bem estas cartas.
Eu tentarei contar um pouco como … O voluntariado pode ajudar a reformar o reformador. Para mostrar isso a vocês, tentarei manter em mente o que podemos ler no início e na metade do capítulo 18:
«Quando você perceber, pelos sinais expostos no capítulo anterior, que os bons costumes estão decaindo e a tibieza ganhando cada vez mais espaço, levante os seus olhos para enxergar a honra de Deus e o zelo pelo próximo e veja de que modo será possível reerguer os bons costumes…
E não se esqueça de que seria inútil pretender reformar os costumes sem o socorro da graça divina, a qual, porém, foi garantida que permanecerá conosco até o fim dos séculos (Mt.28,20).
Hoje, você vê que tudo está prosperando bem: não se alegre. Amanhã, verá tudo voltar-se contra você: não fique triste, mas siga a sua viagem com constância, que você chegará ao fim. Os corações volúveis desagradam muito a Deus, porque foram gerados e nasceram da infidelidade».
Hoje na Europa, nas Filipinas e no Brasil parece que os bons costumes não estão em alta, parece que a violência, a intolerância, o medo, a indiferença política estão em baixa. Todos falam sobre a reforma, mas ninguém é capaz de colocá-la em prática.
Frente a esta fadiga de encontrar um bom presente e um melhor futuro, o nosso SAMZ oferece aos seus “seguidores” uma virtude muito grande para alcançar a reforma.
3. Corram como loucos para Deus e para o próximo.
Esta afirmação é a sintese de uma preocupação de SAMZ no ser fiel a Deus e, em consequência, fiel ao homem, não só do ponto de vista espiritual, mas também da testemunha desta fidelidade que se traduz na caridade.
Não se pode afirmar que temos sempre a Graça de Deus conosco se não buscamos continuamente a Deus e ao próximo.
Não podemos procurar reflexões sobre voluntariado nos escritos de SAMZ, mas o seu modo de conceber a vida cristã, de compartilhar com os seus colaboradores (barnabitas, angélicas, leigos/casados) de vivê-la e propô-la ele nos oferece em algumas linhas:
– o fato de estar neste ambiente zaccariano não é um mero acaso, existem algumas indicações de SAMZ que podem nos dizer muito:
– SAMZ não queria que as despensas das comunidades ao final do mês ainda estivessem cheias de alimento, mas, se estivessem, estes deveriam ser compartilhados com os mais pobres;
– além disso, nos convida a ver a Eucaristia com amor, com paixão, com intimidade: não um olhar apenas, mas entrar em um relação, assim como Deus, que nessa Eucaristia entra em comunhão com nos humanos; do mesmo modo, se Deus entra em comunhão com nosso, nós somos chamados a entrar em comunhão com os que nos são confiados. Frente à Eucaristia ou com a Eucaristia? Frente aos outros ou com os outros?
– Provavelmente SAMZ não quis atingir apenas a despensa material (embora algumas perguntas sobre nossas geladeiras ou sobre nossos consumos devam ser feitas), mas também a despensa das nossas riquezas humanas quando temos muito só para nós, mas não dividimos.
– Talvez tenhamos um pouco de medo em estar diante da Eucaristia, provavelmente é uma ação que não fazemos muito, por muito tempo; não digo que vocês não ajudam os outros, mas que talvez não saibam ver os outros por aquilo que verdadeiramente são: pessoas feitas à imagem e semelhança de Deus, não das nossas necessidades de nos sobressair sobre os outros.
Dividir a nossa despensa e parar diante à Eucaristia nos leva a entrar diretamente no tema que mais nos interessa.
4. O economista Luigino Bruni escreveu: «o voluntariado que eu mais amo é aquele em que o voluntário se sente dentro de um relacionamento, não com um “simples” altruísta».
O voluntário não é apenas as coisas que ele pode oferecer, mas antes de tudo faz parte de um relacionamento de reciprocidade: «é esta a categoria que distingue o voluntariado católico». A reciprocidade é o próprio modo de ser de Deus que o Pai, o Filho e o Espirito Santo, assim como a Eucaristia (diria o nosso SAMZ) nos revela, porque a Eucaristia é o sacramento da reciprocidade entre Deus e nós.
O voluntariado é como o sal na sociedade, pois dá sabor às relações. Não se trabalha apenas porque é bonito ou porque faz bem, mas especialmente para receber. Não se pode ser feliz sozinho. O voluntário, na verdade, é o primeiro pobre, porque experimenta que a pobreza é uma condição existencial da vida, não é a falta dos bens, mas um saber que se depende dos outros. A pobreza é condição humana, não uma categoria de pessoas. Eu penso, portanto, que o voluntariado deva ser intenso como reciprocidade, como a oferta de um relacionamento: um dar e um ter gratuito, como gratuita é a Eucaristia que recebemos!
Não é talvez a Eucaristia a fonta da Graça Divina sem a qual não se pode viver?
5. É preciso, portanto, reler a experiência do voluntariado, não só como uma oferta de serviço de bens, mas como oferta de comunidades diferentes e de relacionamentos novos: não é “o que faço” mas “como vivo”.
As duas ou três horas do meu voluntariado são como a ponta do iceberg, devem esconder um estilo de vida. Quantas vezes repeti isso aos nossos jovens italianos: um estilo de vida. Como a globalização construiu uma contração do tempo e do espaço, do mesmo modo e ainda mais o voluntariado cristão deveria oferecer um aumento da reciprocidade, da gratuidade, da fraternidade.
A minha ideia de voluntariado é uma ideia antropológica, ou seja, um modo de conceber a existência como dom, não como altruísmo. A vida funciona quando você se ocupa dos outros e não funciona quando pensa sobre si próprio. O voluntário mostra isso, pois tem esse papel de sentinela, isto é, de mostrar aquilo que é de todos. O voluntariado é bom. Muita gente continua dizendo que é preciso mudar o mundo, mas se não há os pobres nem periferia, o mundo não poderá nunca mudar. As grandes mudanças no mundo ocorreram quando estávamos do lado do desconhecido, disse papa Francisco: Belém, a menor e mais desconhecida das cidades de Judá …
6. Mas não basta o bem em si, também é necessario ter presente o belo e o verdadeiro. Me explico. Típico do voluntariado verdadeiro é atribuir um valor intrinseco às coisas. Um voluntário que entende a dignidade das coisas é atento à beleza. Não se pode ser especialista do bom sem ser também do belo e do verdadeiro, porque os 3 não funcionam separados. O belo não é só a estética, o rolex ou a Gucci que podemos adquirir… o belo é aquilo que nos permite entrar no coração das coisas.
Não queria dizer uma loucura, mas quando o nosso SAMZ notou que a Euscaristia ficava jogada nos armários das sacristias, se apressou em tirá-la fora para expô-la entre a beleza das velas, dos hinos e dos cantos… a beleza no ser e o fazer as coisas é importante!
(Uma pergunta: As diversas carinhas que usamos para conversar, os emoticons, seriam talvez um sinal da beleza de hoje?)
7. Mas o voluntariado cristão também nos chama a uma outra palavra muito importante, além de muito bonita e um pouco negligenciada: fraternidade.
Fraternidade hoje siginifica reconhecer que estamos ligados a um relacionamento e, portanto, que os bens comuns estão à custa da fraternidade. A fraternidade, sendo um laço, é ambivalente e vunerável; algo que não acontece com a solidariedade.
A fraternidade é sempre experiência de vulnerabilidade, de fragilidade compartilhada e de abraço. Portanto, é essencial para a beleza do viver, porque te dá a dimensão do corpo e do limite do outro. Por isso, o voluntariado tem muito a ver com a fraternidade e menos com o ser solidário: sem fraternidade não há alegria, não há comunidade, mas indivíduos. Assim, não há felicidade.
A fraternidade é importante, porque oposta à fraternidade não há apenas a indiferença, mas também o fratricídio (morte dos irmãos). A fraternidade não é uma simples doação pelo telefone, mas envolve sempre uma relação com o outro, as suas ambivalências, o risco da ferida e da traição. Tudo aquilo siginifica que o relacionamento verdadeiro é sempre aberto à possibilidade da tragédia, senao não é um relacionamento verdadeiro, mas um hobby.
Fraternidade significa olhar para o outro além do seu esqueleto, siginifica entrar nele, reconhecer o seu coração, a sua tragédia.
8. Enfim.
Devemos ter atenção a um grande perigo: fazer do voluntariado um hobby entre tantos é esquecer o profissionalismo.
A questão do tempo não é problema maior, uma hora vivida bem é sem dúvida melhor que tantas vividas mal; uma hora dedicada bem entre as atividades que tenho que realizar ou entre as que a minha vida me pede é com certeza de grande valor.
A questão da “profissionalismo” é talvez um problema sério, hoje mais que ontem. Preisamos fazer bem aquilo que queremos fazer, da venda das tortas ao campo de trabalho em Milot ou em Miguel Pereira ou… as associações laicas atuam com muito profissionalismo e, embora lhes faltem uma alma, parecem vencedores. Muitas vezes temos uma alma, mas como não há um profissionalismo, ela se perde. Um profissionalismo feito de preparação, de trabalho, de retorno!
Hoje precisamos de jovens que nos levem a um maior profissionalismo. Um voluntariado vivido bem pode ajudar a nós, religiosos e padres, a sermos mais atentos no modo como levar vocês á alegria de Jesus.
Às vezes, vejo nas Igrejas padres que continuam a trabalhar como se fazia antes. Mas, enquanto vocês jovens andarem por outras estradas, procurem outras experiências de fé: falta uma reforma pedagógica, uma missão pedagógica capaz de entrar na alma de tantas pessoas que estão à sua volta. O problema da secularização é um problema no mundo, mas muitas vezes continuamos a trabalhar como sempre!
9. Um especialista da vida religiosa sobre a situação das mudanças que estamos vivendo dizia:
«geralmente se fala sobre 5 mecanismos para afrontar qualquer tipo de transição – resistir, permanecer de fora, distanciar-se, liquidar e colocar-se em atividade. Resistir = refutar aquilo que é novo se apoidando naquilo que já existe. Permanecer de fora = esconder-se no bunker, negar a novidade se escondendo no passado. Distanciar-se = fugir daquilo que é novo, saindo da novidade. Liquidar = jogar a toalha e admitir a derrota. Colocar-se em atividade = empenhar—se na novidade e responder com criatividade>>.
Mesmo com palavras diferentes, parece que estamos lendo alguns pensamentos do nosso Antonio Maria.
Quero concluir dizendo que o reformador, o jovem reformador é aquele que ajuda a Igreja a caminhar na reforma contínua.
Quando estavam em Cracóvia, disseram ao papa que não queriam estar deitados no sofá: sair do sofá não significa apenas andar daqui ou dali, mas procurar, experimentar, viver formas renovadas de pastoral, pedir aos pastores maior atenção ao mundo que muda.
Quando estavam no início do caminho, os barnabitas estavam vivendo uma situação realmente dramática, quando apareceu à sua porta um jovem de nome Alessando Sauli. Vocês devem saber que os padres não queriam acolhê-lo, mas a sua insistência venceu a resistência dos primeiros barnabitas. A sua paixão pelo espírito da reforma que havia nesses 4 ou 5 barnabitas, levou-no a apaixonar-se pela causa do Cristo Crucificado como Antônio M. havia apresentado. A sua paixão por Cristo o levou a apaixonar-se pela periferia daquela época (a Córsega) e pela força dessas periferias, elas se transformaram em testemunhas da reforma delas mesmas e da Igreja.
S. Alessando Sauli era jovem, muito jovem. Peçamos a sua intercessão para que nos ajude a nos apaixonar e apaixonar pela reforma de nós mesmos e da Igreja.
«Irmãos, procuramos mostrar a vocês essas poucas coisas: as quais – se vocês as seguirem, irão realizar com as próprias mãos – esperamos que possam vos conduzir à perfeição, fazendo-vos acima de tudo fugirem da tibieza:
– em louvor e honra a Jesus Cristo, O qual morreu em terra e reina vivo no Céu.
Amém».

Obrigado pela tradução para Pedro H.L e Bruno G.
p. Giannicola M. Simone
Copacabana 09 de setembro de 2017
#Enjuz2017

SAMZDAY2016

SAMZday 2016

Cari amici giovani e meno giovani,

 

L’imminenza della festa del nostro padre e fondatore Antonio Maria vedrà ognuno di voi prepararsi in modo proprio. Questa piccola data del calendario ci ricorda la storia di un uomo tra i tanti che ebbe il coraggio di non lasciarsi trascinare dalle consuetudini negative e ripetute di una Chiesa affaticata nel vivere coerentemente il Vangelo.

In questa preparazione ci sarà un attimo di preghiera e magari voglia di riflettere su una o su altra vicenda del nostro SAMZ?

Una vicenda, quella di SAMZ che ci insegna a non demordere nel riformare la realtà in cui viviamo. Se nel 1500 questa riforma riguardava particolarmente la Chiesa, oggi ha a che fare con una società sull’orlo di una, forse molte crisi che rischiano di non trovare soluzione. Lo spirito zaccariano anche oggi vuole attingere allo Spirito santo per dare una risposta ai fatti che stanno devastando il nostro vivere insieme (non ultimo gli attentati in Bangla Desh).

Nel Sermone V SAMZ leggiamo: «Oh, meraviglia della stupenda arte delle cose fatte da Dio! L’uomo è tale, che con libertà del suo animo può fare che il male gli sia bene».

Noi siamo questa meraviglia, noi il risultato dell’arte creativa di Dio, noi la forza della libertà che Dio ha posto in noi per costruire il bene, anche dal male che ci circonda.

Prima di parlare di leggi e doveri morali da osservare, SAMZ ci aiuta a riconoscere il dono delle nostre passioni, delle nostre virtù, ma anche la presenza dei nostri vizi. Riconoscere ciò che siamo realmente, anche dei nostri limiti è la forza per costruire un futuro rinnovato e migliore. Il termine arte richiama da sé il rapporto con il fare, con il bello. Noi siamo la più bella arte di Dio non per noi stessi, ma per rendere più bello il mondo. Questa è la libertà cui siamo chiamati specialmente in questo 5 luglio: libertà di fare il mondo più bello di quanto lo abbiamo trovato perché il male non è una barriera insormontabile. L’opera d’arte più bella di Dio è stata, anzi è la Croce per insegnarci a non rinunciare nel trarre anche dal male il bello, il bene.

L’arte è anche una passione e la passione più bella di Dio è proprio quella di insegnarci a utilizzare le nostre passioni per far emergere il bene che è celato anche dove non penseremmo. In questo sermone SAMZ riflette sul bene delle passioni; le passioni sono strumenti per il bene ovvero per il male: sta all’uomo praticare l’arte del discernimento e dell’investimento delle passioni.

«Concludi, adunque, Carissimo:
– se tanta è la potestà dell’uomo, che cava utilità etiam dal male;
– e se le passioni sono tali, che alcuni le hanno esercitate in bene, ed alcuni in male;
– ed inoltre se sono da Dio;

chi è quello così pazzo, che non voglia tenere per certo che [le passioni] sono nell’uomo per sua grande utilità, e che il combattere e vincere quelle gli sia una gran corona, e non sian date da Dio per il amale che porta all’uomo, anzi per il suo grande bene?» (p. 186s)

Buon SAMZday a tutti voi, pJgiannic

PS.: avremo di approfondire queste riflessioni a Krakow