LA FUNZIONE SENO DI GENNY’a CAROGNA

Anche questa mattina dopo colazione ho sfogliato il giornale. Per me è un gesto abituale, al quale sono affezionato pur sapendo che un solo giornale non basta per una corretta informazione.
Oggi, leggendo con la coda dell’occhio un articolo di cronaca non particolarmente attraente, ho notato una parola che non mi è piaciuta: “parabola”. Ovviamente non per il suo significato (ogni termine matematico per me è misteriosamente magico) ma per il contesto nel quale era stata inserita.
L’articolo riguardava Gennaro De Tommaso, ex capo ultrà diventato “famoso” per le tristi vicende della finale di Coppa Italia 2014, all’interno delle quali fu ucciso un giovane tifoso napoletano. All’epoca De Tommaso era proprio capo ultrà della tifoseria partenopea ed eccolo quindi sulle pagine di tutti i giornali di quei giorni.
Notizie più recenti, invece, sono quelle riguardanti la sua condanna: 9 anni di arresti domiciliari per spaccio di stupefacenti.
Letto l’articolo a causa del titolo ancora indigesto ho scritto al Corriere della Sera.
Premetto però quattro punti.
1) Le parole sono importanti. Molto più di quanto pensiamo. Così affermano e spiegano 1984, il libro di Orwell e il film di Nanni Moretti Palombella Rossa;
2) Gli ultimi sono persone da proteggere;
3) Siate sempre critici e indignatevi quando ce n’è bisogno. Soprattutto FATE, è la cosa più decisiva che ognuno di noi può raggiungere. Troppo spesso ristagniamo nella tiepidezza tanto insultata da SAMZ e non agiamo.
Scrivere a un giornale è una mossa microscopica, ma mi sono messo in gioco come non facevo da troppo tempo ed è stato importante. Soprattutto siate critici con la Stampa, con i mezzi di informazione. Ricordo sempre molto volentieri un incontro al liceo con un grande giornalista, Antonangelo Pinna. Paragonò il suo mestiere a quello del cane da guardia, perché il giornalista deve essere un giornalista contro. Contro le ingiustizie, le repressioni ma specialmente contro il potere. Ora paragonerei i giornalisti a cani di compagnia, a Pastori Normanni improvvisamente ammansiti e coccolosi. È nostro compito riportarli al loro ruolo originario, perché, sempre citando il grande Pinna, il padrone di un giornale è il lettore.
4) Studiate la matematica che è una materia bellissima.

Buongiorno,
sono Luigi Cirillo, vent’anni.
Oggi ho letto sul Corriere un titolo che mi ha indispettito: La parabola di Genny’a carogna: Da capo ultrà a collaboratore rinnegato da amici e familiari, di Fulvio Bufi. Sono rimasto particolarmente colpito, in negativo, dal titolo: La parabola di Genny’a carogna.
Il termine che mi ha fatto storcere il naso, ma soprattutto mi ha provocato un forte dispiacere è “parabola”.
Per quanto il termine sia molto vago e impreciso (che tipo di parabola? Com’è orientata?), nel gergo comune, al contrario, applicato in un contesto di questo genere assume un significato specifico.
Si tratta di una parabola discendente, con un massimo e presumibilmente un minimo, in quanto la vita di una persona non è infinita e quindi si tratta di un dominio chiuso.
Con queste ipotesi, le quali mi auguro siano sbagliate si può arrivare facilmente a brutte conclusioni.
Ovvero che la vita di Gennaro De Tommaso abbia avuto un massimo, che va ricercato nel passato, in quanto se si parla di parabola ora vuol dire che il punto di massimo sia già stato raggiunto. Un passato macchiato da violenza e spaccio di droga, il quale credo sia orribile identificare come vertice della vita di un uomo.
In secondo luogo, l’altra conclusione, ancora peggiore, alla quale questo termine può portare, è che ora la vita del Signor De Tommaso si avvii verso una traiettoria discendente, simbolo di declino.
Questi ragionamenti, mai supportati ma nemmeno smentiti all’interno dell’articolo, mi trovano fortemente in disaccordo.
Sono convinto, al contrario, che la vita del Signor De Tommaso non abbia raggiunto un massimo nei suoi anni di maggiore potere criminale; al contrario, credo che questi possano essere paragonati a un minimo.
Soprattutto mi auguro, come cittadino e come uomo, che la sua vita possa invece ripartire proprio da ora, dal suo punto più buio e trovare finalmente il massimo in una vita onesta e dedita al rispetto del prossimo.
Credo sia nostro dovere, in quanto membri di una stessa comunità, credere in questo e credere nella giustizia, anche nella sua componente punitiva.
Dimentichiamo sempre che il carcere, così come l’arresto domiciliare, ha come primo scopo quello di riportare in società chi ne è stato allontanato.
Se non siamo noi i primi credere in questo, non saremo mai i primi a cambiare la schifosa realtà del sistema punitivo italiano (mi riferisco soprattutto alle condizioni inumane nelle carceri, ma anche al recupero dei condannati che spesso non avviene).
Cambiare si può, basta crederlo e FARLO.
Come sempre si parte dalle cose piccole, da un termine innocuo (parabola) che invece è il primo sintomo di un senso comune deficiente dei giusti obiettivi.
Le parole sono importanti, specialmente quando sono scritte su una delle testate italiane più prestigiose e storiche.
Scrivere parole giuste nel loro contesto, è questo è il ruolo molto delicato di Voi Giornalisti e una delle vostri enormi responsabilità.
Anche il pentimento non deve essere valutato come un minimo. Quale sia stato il motivo dietro ad esso, reale rimpianto o decisione finalizzata al proprio interesse, noi non possiamo saperlo ed è giusto che sia così.
Tuttavia sappiamo che è il primo fondamentale passo verso il riscatto di un uomo e come tale va considerato.
Concludo aggiungendo che non mi piace paragonare la vita di un uomo ad una funzione matematica, ma se proprio si vuole applicare questa forzatura ecco come avrei titolato: “La funzione goniometrica di Gennaro De Tommaso. Da capo ultrà a collaboratore rinnegato da amici e familiari”.
Una funzione con alti e bassi, che non sta a noi conoscere o giudicare.
Vi prego di far arrivare queste poche righe anche al Signor Fulvio Bufi, principale destinatario.

Cordiali saluti,
Luigi Cirillo

buon 5 compleanno #giovanibarnabiti

Buon 5° compleanno www.GiovaniBarnabiti.itè l’occasione per fare il punto della situazione e anche un poco di … silenzio.
Si, di silenzio, perché affinché la parola, le immagini, (il web) acquistino la propria densità, distinguendosi dal mero rumore, è necessario nutrirli del dovuto silenzio.
Quando i nostri “giornalisti” scrivono per voi, e non sono pochi e non sono avventizi, hanno bisogno del dovuto silenzio, altrimenti tutto diventa caos.
Scriveva Romano Guardini (teologo e pensatore del secolo scorso): «La parola è una delle forme fondamentali della vita umana; l’altra forma è il silenzio, ed è un mistero altrettanto grande. (…) Le due cose ne fanno una sola. Parlare significativamente può soltanto colui che può anche tacere, altrimenti sono chiacchiere; tacere significativamente può soltanto colui che può anche parlare, altrimenti è un muto. In tutti e due questi misteri vive l’uomo; la loro unità esprime la sua essenza».
Se abbiamo voluto fortemente questo blog 5 anni fa e continuiamo a sollecitare e “sfruttare” i nostri “giornalisti” è perché siamo ancora convinti che abbiamo bisogno di proseguire a ragionare e riflettere per costruire i sogni che ogni persona, anche la più impensabile, porta in sé.
Sogni semplici e piccoli, sogni complessi e giganti non importa: sogni.
Il sogno di crescere ogni giorno persone che coltivano e alimentano il proprio senso critico per vivere da persone che non amano stare sul balcone a guardare. Certo non è semplice, certo non è scontato né automatico scrivere, pubblicare, farsi leggere, ma si può e si deve fare.
Buon compleanno allora significa ringraziare i Fabio, i Roberto, i Giacomo, i Luigi, le Raffaella, i Alessandro, i Samuele, le Carmen, i Paolo, le Ana-Clara, i Mattia… ma soprattutto tutti voi che ci leggete.
E il regalo? Il regalo quest’anno è la lettera che il nostro padre generale ha scritto ai giovani delle nostre opere e l’intervista collegata. Ma altri ne arriveranno.

Tanti auguri giovanibarnabiti.it!

Buon compleanno giovanibarnabiti.it

1, 2, 3, 50 compleanni non importa quanti siano, ma che si festeggino.
Oggi, giorno della canonizzazione di sant’Antonio M. Zaccaria (1897), compie tre anni il nostro blog Giovanibarnabiti.it e il suo partner cartaceo IlGiovaniBarnabiti.
Un compleanno piccolo ma sempre un’occasione per fare il punto della situazione.

Un compleanno che quest’anno cade nella 51^ giornata per le comunicazioni sociali. Nel messaggio per l’occasione papa Francesco invita a non perdere di vista, nell’immenso e variegato panorama comunicativo attuale, la responsabilità di trasmettere il vero e il bello. La citazione di Cassiano rimanda al nostro Fondatore che di Cassiano era un estimatore: «La mente dell’uomo è sempre in azione e non può cessare di “macinare” ciò che riceve, ma sta a noi decidere quale materiale» comunicare per il bene dei lettori.

Certo il nostro blog non vuole gareggiare con altre ben più potenti, diffuse e dinamiche agenzie di formazione, ma nemmeno può chiudersi in una nicchia per pochi eletti. Anche noi siamo consapevoli di essere chiamati a «offrire ogni giorno un pane fragrante e buono». A noi giovani zaccariani questo monito “paninesco” ci richiama all’Eucaristia ma ancora di più alla responsabilità verso chi ci legge.

Un anno in più significa anche più maturità, più consapevolezza nel nostro pensare, scrivere, comunicare.
Papa Francesco invita i giornalisti a intraprendere la “logica della buona notizia”, che non è ingenua estetica ma capacità di far riconoscere il lievito o il seme che pur morendo è capace di far crescere il pane, una pianta.

Il nostro piccolo blog e connesso giornale hanno dato la possibilità in questi tre anni di sollecitare al pensare, allo scrivere, al comunicare molti dei nostri giovani, di sviluppare le proprie doti, di migliorare il proprio senso critico. In un mondo che spesso definiamo liquido in queste bande informatiche uno spazio di solidità non è un arroccarsi al passato, bensì una possibilità di poter marcare il tempo, di creare un po’ cultura, come nella più sana tradizione barnabitica.

I cristiani sono testimoni del Dio-con-noi che però sembra non vedersi tra noi, perché lo Spirito non si vede, ma c’è. L’augurio e il regalo per questo compleanno è di poter continuare a esserci con la nostra semplice visibilità per contribuire a far crescere il regno degli uomini e il regno di Dio.
«Anche oggi – conclude il messaggio – è lo Spirito a seminare in noi il desiderio del Regno, attraverso tanti “canali” viventi, attraverso le persone che si lasciano condurre dalla Buona Notizia in mezzo al dramma della storia, e sono come dei fari nel buio di questo mondo, che illuminano la rotta e aprono sentieri nuovi di fiducia e speranza».

Buon compleanno Giovanibarnabiti.it

 

La guerra del pensare, ragionare, scrivere

L’anno passato ci ha lasciato difficili e drammatiche situazioni che non sappiamo come affrontare. L’anno appena arrivato vede già due begli articoli di Fabio e Pasqua che ci insegnano una semplice ma ardua soluzione: pensare, ragionare, scrivere.

Non sono gli isterismi a cui ci aggrappiamo che risolvono le paure e la fatica di continuare a vivere, ma la voglia di pensare, ragionare, scrivere.

Un mio amico impresario scrive che oggi i giovani, ma anche noi adulti io credo, hanno bisogno di modelli, di punti di riferimento per affrontare la liquidità nella quale sono obbligati a vivere. Sapere che la lettura è al terzo posto tra gli interessi dei giovani, dopo musica e internet e che il volontariato trova molto spazio nel loro tempo libero è un modello che dobbiamo amplificare.

Leggere, pensare, ragionare, scrivere sono le migliori “armi” per combattere le armi della violenza, del sopruso, dell’ubriacatura ideologica o religiosa. Non gli isterismi o le reazioni di pancia, ma l’uso della sapienza, dell’intelligenza, della fortezza sono le migliori armi per affrontare Parigi, Colonia, Damasco, Teheran… Armi meno efficaci? A prima vista sicuramente, ma a lungo tempo no. La storia in questo ci è maestra, seppure talvolta ce ne dimentichiamo.

È questo il motivo per cui inizio questo nuovo anno 2016 ringraziando Pasqua e Fabio ma anche quant’altri hanno già pubblicato nel 2015 o avranno la voglia di raccontarci, di aiutarci a capire qualche cosa attraverso la propria capacità di leggere, pensare, ragionare e scrivere.

Papa Francesco ci invita a combattere la “globalizzazione dell’indifferenza” se vogliamo salvaguardare il mondo; voi, noi giovanibarnabiti possiamo con orgoglio dirci in prima linea in questa “guerra” e desiderosi di continuare a combatterla per costruire una “globalizzazione della responsabilità”.

Buon lavoro,

Giannicola M. Simone, prete.