Saluti a Enjuz 2018

Desde a última reunião do SAMZfollower de Florença 2018 uma saudação à Juventude Zaccariana se reuniu em Belém para Enjuz2018

“Eu quero ser, sempre e em tudo, autêntico, simples e aberto. Dessa forma terei meu coração preparado para Deus. Que Deus, por sua graça, se digne permanecer em mim e fazer em mim o seu templo. Amém”

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Messaggio a Enjuz 2018

Video Enjuz
Queridos amigos Enjuz bom trabalho
mensagem para Enjuz 2018

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Caros amigos, “ciao” / oi!
Não, em português não se diz “ciao” mas bom dia!
Desculpe.
Neste ano não estou com vocês fisicamente, mas com os
pensamentos e com o coração os acompanho e rezo por vocês.
Este ano vocês escolheram uma bela frase para refletir sobre o
conhecimento de Deus, sobre ser seguidores de SAMZ,
SAMZfollowers.
“O amor nasce do conhecimento”.
O amor vem do conhecimento, se traduz em italiano:
conhecimento de quê? Como conhecer?
No Sermão II de SAMZ lemos: “Deus começa do alto e, depois,
desce; já o homem, querendo subir, começa de baixo pra cima;
isto é, o homem deixa o que é só exterior e entra no seu íntimo e,
daí vai até o conhecimento de Deus.”
Deus, o amor, é um dom/presente oferecido a todo aquele que crê,
mas este dom/presente precisa ser conhecido.
Um exemplo: cada um de nós é um presente, mas, se não for
conhecido, permanece desconhecido por si mesmo.
Qualquer um que conhecer o Amor poderá apresentar o outro a
Deus.

Portanto, o conhecimento é uma ferramenta importante para
conhecer o amor, conhecer a Deus.
Não vou falar sobre os vários modos de conhecer (não temos
tempo e não é possível com um vídeo), direi apenas um
pensamento, um sonho que está no meu coração e que é
conhecido por vocês.
Um seguidor de SAMZ deve tomar o conhecimento como
ferramenta principal para dar testemunho do Amor, Deus; um
seguidor de SAMZ deve rezar, deve fazer caridade… mas deve
rezar e amar com conhecimento, com inteligência.
Estamos vivendo um momento de grande ignorância também no
Brasil por causa da primeira emoção, o problema superficial, no
qual é difícil se aprofundar. Ir a fundo incomoda, requer esforço;
intelligere (em latim) significa ir a raiz da coisa.
Somente quando é feito em profundidade, no interior, se pode
entender as coisa e escolher.
Vocês estão aqui para aprender mais sobre intelligere, é isto que
SAMZ pede a nós, juventude zaccariana, sempre: não tenham
medo de ir a fundo, ao seu interior.
No vosso interior, na vossa consciência. Lá você encontrará Deus.
Intimior intimo meo dizia Santo Agostinho; na consciência, escreve
Gaudium et Spes, Deus e o homem conversam como amigos!
O exterior nem sempre é ruim ou sem utilidade, mas não é o
essencial, por isso não tenha medo de adentrar e depois chegar ao
conhecimento do Amor, Deus.

Antes de cumprimentá-los e me despedir um conselho e um
pedido: como entrar no interior? Lendo muito e escrevendo.
Aprenda a escrever o que você experimenta e sonha: é um dever
moral para todos jovem zaccariano.
Tchau e obrigado, Deus os abençoe.

Perché ancora non lascio la Chiesa

La domanda che mi hai posto è un po’ difficile e non credo di avere una risposta, perché è la stessa domanda che mi pongo anche io da 2 anni a questa parte:
«Perché se critico così tanto la Chiesa non mi stacco?».
Forse perché credo che la Chiesa come istituzione e la Chiesa che vivo io nella mia quotidianità siano in qualche modo diverse.
Ho avuto la fortuna o possibilità di crescere in un oratorio e conoscere tanti padri con i quali si riesce a parlare, a confrontarsi, ad arricchirsi, in cui ognuno riesce ad esprimere il suo punto di vista senza sentirsi giudicato o attaccato.
Forse questo è dovuto anche all’amicizia che si crea tra animatore e sacerdote per cui è più facile dialogare. In oratorio inoltre ho sempre avuto modo di confrontarmi con miei coetanei che bene o male affrontano i miei stessi dubbi, i miei stessi problemi: sentirsi in qualche modo supportato è sempre di aiuto.
Ovviamente poi ci sono anche i preti barnabiti con cui non c’è proprio modo di dialogare né di far capire il proprio punto di vista perché sono completamente disinteressati nel cercare di comprendere il mondo dei giovani.
È qui che mi altero e mi sento lontana dal mondo della Chiesa, una Chiesa che mi sembra sempre predicare bene ma razzolare male! Una Chiesa che troppo spesso esprime giudizi cattivi, che crea muri al posto di ponti, una chiesa che chiude porte quando sul Vangelo c’è scritto che tutti possono avvicinarsi a Gesù.
Ovviamente questo mio discorso non è riferito a Papa Francesco, che ha fatto tanti passi avanti, ma ai tanti discorsi di sacerdoti che a volte mi capita di incontrare in autobus o delle suore oppure gli articoli che si leggono sul giornale o sui social.
Ultimamente mi è capitato di leggere un articolo in cui un ragazzo sosteneva di essere guarito dall’omosessualità grazie a Dio, come se quest’ultima fosse una malattia. Sono queste le cose che mi lasciano senza parole.
Un altro motivo per cui continuo a stare nella Chiesa forse è perché ho sempre distinto fede e Chiesa. Un conto è la mia fede, leggere la Bibbia, credere nella parola di Dio; un conto è la Chiesa che secondo me quello che fa è interpretare la Bibbia e darne una sua visione che può essere condivisibile o meno.
Ma sicuramente il motivo che mi fa rimanere vicina all’oratorio di Roma è che quel posto mi ha dato tanto, tante esperienze che mi porto ancora dentro, tanti insegnamenti e mi ha sempre fatto vedere il mondo anche da altre prospettive meno egocentriche e materiali. LA cosa bella è che sto cercando di trasmettere tutto ai bambini che accompagno ai sacramenti: andare oltre a questo mondo troppo attaccato alle cose materiali e di ritrovare la bellezza nei piccoli gesti che uno può fare ogni giorno.
Più o meno è questo quello che penso, che vivo, che amo e qualche volta dispero della Chiesa.

Martina Chiesa, Roma

 

Percezione politica

La mia attuale percezione è che la politica in Italia non sia più lo strumento tramite il quale si risolvano i problemi sociali, bensì una grande messa in scena dove la nostra classe dirigente litighi o faccia finta di litigare su questioni più o meno importanti. Il punto fisso della scena politica italiana è il disaccordo, la distanza, la bocciatura da parte di qualsiasi colore, partito, movimento, verso qualunque altro. L’ultimo governo per poter venire ad esistere ha dovuto stilare un vero e proprio contratto, presidiato e garantito da un avvocato, divenuto, addirittura, presidente del consiglio dei ministri. Non credo che sia sbagliato nell’amministrazione della res publica obiettare, contraddire e far valere la propria, sacra, libertà di pensiero, tuttavia trovo ossessiva la ricerca del contrasto indipendentemente dal concetto, tralasciando spesso ciò che è il bene della nazione, per rincorrere interessi personali e di partito.

L’Italia è un paese ricco di storia, bellezza, arte, cristianità, cultura, ma anche di ignoranza, povertà e mafia, disunito e combattuto nei secoli, unito e diversamente combattuto nell’età moderna, un territorio dunque molto complesso da governare. La politica italiana è caratterizzata dall’essere avvolta in un sistema mediatico e giornalistico che, in moltissimi casi, a una corretta informazione preferisce la destabilizzazione di un equilibrio politico già precario, aizzando polemiche, rinforzando un sistema privo ormai della sua utilità sociale e fatto di scontri, litigi e teatrini che occupano giornali e programmi tv, ma che tolgono all’Italia la serietà e la serenità con cui si lavora e progredisce veramente.

Se alla natura di un popolo, seppur molto variegato, non si può mettere mano e quindi ci sarà sempre quel folclore caotico intorno alla politica italiana, si può e si deve mettere mano alla struttura dell’ordinamento, con rivoluzioni che rendano meno complesso il buon funzionamento dello Stato. L’Italia ha bisogno di una riforma costituzionale; la nostra magnifica Carta disciplina in molti suoi punti situazioni che non esistono più o che sono cambiate in modo notevole rispetto a quando fu scritta, in primisbasti pensare alla presenza di una sovranità europea dalla quale riceviamo regolamenti e direttive che non bisogna far altro che applicare e seguire.

Da prendere più che in considerazione in ottica di riforme sono sicuramente sia il rapporto tra Stato centrale ed enti locali, che mai è stato chiaro e che incessantemente presenta controversie e tensioni, sia il nostro obsoleto e stagnante sistema parlamentare che riflette questi suoi difetti in tanti dei settori di sua competenza: sanitario, infrastrutture e opere pubbliche, ambiente, previdenza sociale e lavoro.

Nel vento del cambiamento necessita inoltre di essere compreso tanto l’ordinamento giudiziario, caratterizzato da tempistiche bibliche, formalismi esasperati e protezionismi ultraconservatori, quanto il sistema amministrativo, inceppato molto spesso da una burocrazia straziante. È per questi urgenti e palesi motivi che avremmo bisogno di più dialogo e collaborazione in tutta la classe politica, che questa lavori unitariamente, seppur con idee e opinioni diverse, verso un obiettivo principale e totale: il bene della Nazione. La diversità di vedute, opinioni e idee è umana, bellissima e meritevole di tutela, questa deve però accrescere e arricchire il dialogo e non impoverirlo o negarlo, come, a prescindere, avviene ormai solitamente.

Paolo Peviani, Casalpusterlengo (LO)

La terra dell’abbastanza

“Siete contenti della traduzione del titolo del film in inglese, Boys Cry?”, chiede una ragazza seduta tra le prime file della sala. “Sì, perché l’abbiamo scelta noi. Siamo partiti dalla canzone dei The Cure, ci abbiamo ragionato su e il nostro film scardina i machismi e i cliché del mondo della criminalità organizzata… quindi il titolo inglese sembrava molto adatto, perché anche i ragazzi piangono in realtà.”, risponde uno dei registi.

Questa è stata la ciliegina sulla torta del Q&A in chiusura della prima danese del lungometraggio dei fratelli D’Innocenzo, Fabio e Damiano.

Un’opera prima che questi pregiudizi non li scardina ma, anzi, li rafforza, e che si crogiola nell’illusione di aver aggiunto qualcosa al panorama del cinema contemporaneo del Bel Paese perché vincente di un Nastro D’Argento come Miglior regista esordiente.

Tuttavia di quanto il Nastro si sia ormai tramutato in una celebrazione di talenti senza arte né parte ho già scritto– spiccano, tra i tanti, la Miglior regia a Gabriele Muccino e Miglior film commedia a Metti la nonna in freezer. E non mi ripeterò.

Con l’umiltà di precisare che queste critiche partono da un’ex studente di cinema che di cinema respira, ci paga l’affitto e pure le vacanze, mi permetto di parafrasare la recensione di Giancarlo Zappoli, un critico cinematografico italiano che stimo e seguo da quasi un decennio, e di dissentire profondamente con quanto ha scritto.

La terra dell’abbastanzanon rappresenta un’indagine morale su cosa significhi crescere in Italia nel 2018, ma solo un’opera prima che non dimostra nessuna ricerca di originalità,  nessun tensione morale, nessuna epifania scritturale, nessuna evoluzione.

La terra dell’abbastanzaè l’ennesimo film sulle periferie e sui cosiddetti “coatti” della Roma Nord, che condivide le stesse tematiche dell’80% dei film italiani di oggi: la criminalità organizzata (l’amica con cui sono andato a vedere il film dice che a Roma la “mafia” non esiste), e che non aggiunge niente al panorama cinematografico dal 1866 a oggi.

La terra dell’abbastanzaè l’esempio lampante di come l’incoscienza di chi non sa cosa sia il cinema e né come si faccia ma ha comunque la presunzione di approcciarvisi, possa provocare più danni che benefici. Questa è l’ingenuità di chi non si sbilancia, di chi non fa un passo in più del dovuto, di chi non osa, di chi nonsi sforza nemmeno dimostrare qualcosadi diverso, di chi non scardina machismi e non ribalta nessun cliché– anche se al pubblico racconta tutto il contrario.

I fratelli D’Innocenzo non sono le due nuove stelle del cinema italiano, ma due registi ingenui che hanno sfornato un’opera prima sì solida dal punto di vista della distribuzione, ma che è destinata inesorabilmente a infrangersi contro un orizzonte a pochi passi dal punto di partenza, dietro le caseche trasudano grigiore e desolazione della periferia nord della capitale, in cui Manolo e Mirko passano le loro giornate.

Non ne sto facendo loro una colpa, perché non sono altro che il simbolo di un velleitarismo atavico che sta inghiottendo l’Italia cinematografica da decenni ormai e che sta trascinando – quasi – tutti giù con sé, in quel grigiore e in quella sciattezza che non lascia più spazio al talento e all’originalità, ma solo agli incassi e alla stampa. Ma un po’ li redarguisco, perché hanno perso un’occasione immensa.

Fabio Greg Cambielli

“Giovani distratti? Adulti, gli insegnanti!”. Intervista a P. Lello Lanzilli membro del Sinodo Giovani


Sinodo Giovani, Cari amici di Giovani Barnabiti, una nuova tappa del nostro cammino di riflessione sul Sinodo Giovani, che inizierà oggi  mercoledì 3 ottobre 2018 qui a Roma, dove ci troviamo adesso insieme a padre Lello Lanzilli, gesuita, che fa parte del equipe di organizzazione ai livelli più alti del Sinodo, “I giovani la fede e il discernimento vocazionale”; gentilmente ci concede un po’ di tempo per ragionare insieme su questa bella opportunità che la Chiesa sta giocando come sfida nell’ incontro con voi giovani. Qualche domanda, quasi una chiacchierata amichevole, per entrare un po’ di più in questa macchina così importante e anche su qualche riflessione in risposta a domande da voi poste.

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Il Sinodo è l’assemblea primaria dei vescovi del mondo voluta da Paolo VI per aiutare il papa a riflettere sui temi importanti e talvolta difficili della Chiesa, dei cristiani, prima di tutto cosa significa il titolo del Sinodo, “I giovani la fede e il discernimento vocazionale”?

Il Sinodo che è dedicato ai giovani ha l’intenzione di concentrare l’attenzione di tutta la Chiesa sulla realtà giovanile, su questa età della vita in cui tutti siamo chiamati e siamo impegnati a prendere delle decisioni importanti, sia per quanto riguarda lo stato di vita, sia per quanto riguarda le scelte professionali, sia per l’inserimento nella società. Per questo i giovani sono al centro dell’attenzione della Chiesa, ma non come soggetti passivi come se la Chiesa si interessasse a loro con un atteggiamento di tipo statistico o sociologico, sono al centro della vita della Chiesa, perché la Chiesa desidera che siano sempre più protagonisti. E quindi il tema della Fede è il tema della possibilità che loro hanno di esprimere la relazione che hanno con il trascendente, la relazione che hanno quelli che sono cristiani cattolici con Nostro Signore Gesù Cristo. E poi il discernimento vocazionale, e bisogna dire che il discernimento è un tema che i giovani nella riunione pre sinodale hanno faticato a comprendere, nessuno o quasi sapeva con precisione cosa significasse la parola discernimento, ma è semplicemente il discernimento e l’opportunità che viene data affinché i giovani possano scoprire qual è la loro vocazione, cioè qual è il loro posto nel mondo, nella società e nella vita, e farlo non in maniera superficiale ma a seguito da una riflessione alla luce dello Spirito che orienti la loro comprensione della loro vita e del loro posto nella società.

Il Papa ha invitato i giovani, credenti cristiani e non, non credenti per un dialogo in cui riuscire a sbriciolare un po’, per far comprendere meglio l’importanza di questa parola “discernimento”, ma anche l’importanza della parola “vocazione”: credo che sia un impegno molto importante. Come hanno accolto i giovani la sfida di questa parola magari poco usata nella loro quotidianità?

Mi riferisco soprattutto ai 300 giovani della riunione pre-sinodale, dal 19 al 24 marzo, convocati qui a Roma da tutto il mondo e dai vari ambiti della società, ma anche provenienti dall’esperienza di droga o carcere, poi giovani sportivi e giovani vittima di tratta perché proprio in questo Sinodo il Papa desidera che nessun giovane si senta escluso dall’attenzione e sollecitudine della Chiesa e dalla possibilità di partecipare attraverso le diverse forme che abbiamo individuato, come il questionario online, per esempio, di partecipare a questo momento di vita della chiesa cattolica. Alla riunione pre-sinodale oltre 300 giovani hanno partecipato anche 15.000 giovani, tutti hanno contribuito alla stesura del documento finale. A Roma erano presenti anche 5 o 6 non credenti; 7 giovani di altre confessioni cristiane; anche questi, sebbene il termine discernimento non facesse parte del loro vocabolario, hanno compreso l’importanza di fermarsi a riflettere in maniera seria e approfondita e alla luce di un criterio di alcuni criteri, un metodo, a riflettere su quello che è la loro vita e la possibilità di scelta e di progetti seri perché la propria vita abbia un senso, perché la propria vita possa sentirsi una vita realizzata non nel senso di potere raggiungere gli apici del successo, ma di potere raggiungere la gioia e la felicità, perché in fondo quello che è in linea con i sinodi precedenti, ma un po’ con tutto il magistero del Papa, quello che è importante è che i giovani capiscano che c’è una via per la gioia, che c’è una via per la felicità, che c’è la gioia dell’amore, che c’è anche la gioia della scienza.

Parlare di gioia significa anche, credo, parlare di salvezza; effettivamente alla domanda quale è la salvezza che ti aspetti molti si sono sentiti con le spalle al muro. La cercano in modi diversi.Nel suo ultimo viaggio nei Paesi Baltici Papa Francesco denunciava la disaffezione dei giovani per la Chiesa, a causa degli scandali della chiesa o della troppa commistione con il potere. Chiedeva alla Chiesa di riprendere ad ascoltare i giovani. Secondo te sarà facile o difficile ascoltare i giovani, specialmente tenere conto delle loro parole, delle loro denunce che purtroppo sono reali? Quando li incontri hanno una tensione verso la Chiesa ma sono preoccupati o allontanati da queste situazioni, se pur riconoscono che non è solo questo la Chiesa.

Tutto il percorso sinodale durato 2 anni, dall’ annuncio il 6 ottobre 2016, fino ad arrivare all’assemblea generale che comincerà il 3 ottobre 2018, fino alla stesura delle linee guida per la discussione, è stato un percorso di ascolto dei giovani in varie forme. Attraverso le conferenze episcopali (maniera classica), le associazioni o il web; tutti hanno ricevuto un documento preparatorio con annesso 15 domande generali e 3 per ogni continente. Anche questa è una particolarità, una novità di questo Sinodo. Sappiamo benissimo che la realtà giovanile, pur avendo diversi tratti in comune, ha anche delle differenze enormi, diversa è la società in cui vivono i giovani che sono stati oggetto di attacchi dell’ Isis per esempio e vivono situazioni di guerra, di tratta. Diverse dalle situazioni dei giovani che vivono nelle società occidentali dove i bisogni primari sono stati soddisfatti e magari c’è più un senso di insoddisfazione diffusa, di noia rispetto alla vita. Quindi i giovani sono stati protagonisti della prima fase del Sinodo, con l’ascolto diretto della riunione pre-sinodale e del documento finale; con il seminario di studi nel settembre 2017, con 50 esperti a livello mondiale più una ventina di giovani; con il questionario online che conteneva delle domande diverse rispetto a quello mandato ai Vescovi, domande più specifiche alla realtà dei giovani. Uscirà il report tra non molto, del questionario online, e ci sono delle sfumature particolarmente interessanti. Sono arrivati più di tremila contributi di singoli giovaniMi sono commosso leggendo questi contributi, mi sono commosso per il loro desiderio di vivere una vita piena di senso, per la loro difficoltà a farlo e il sentirsi prigionieri in una società e un mondo che non promuovono le cose più belle dentro di loro. Le loro solitudine e difficoltà di vivere con un mondo di adulti, che continua a rimproverarli ma non vuole lasciargli le chiavi di casa sebbene ci dia degli esempi che sono pessimi e sono scandalosi. Noi parliamo spesso dei problemi dei giovani. Credo che il problema fondamentale siano gli adulti, non sono i giovani. Gli adulti che non sono stati in grado di indicare ciò che veramente vale nella vita. E continuano ad andare dietro a quelle cose. Rimproverano i giovani: sono distratti, stanno al cellulare, pensano solo alla palestra, ma questo l’hanno imparato dagli adulti. Genitori che prima di pensare alla possibilità di educare davvero i propri figli in molti casi hanno pensato al proprio autoreferenziale modo di vivere.

Passiamo ora a un altro aspetto più vicino a noi in Europa e Italia. Alcuni nostri giovani brasiliani e messicani mi dicono che forse questo Sinodo riguarda più l’Europa, l’Occidente, la sua ormai poca fede che il resto del mondo. Cosa ne pensi?

Si ci può essere questo rischio, però devo dire che c’è stata un’attenzione da parte di tutti ad allargare gli orizzonti, per esempio le domande specifiche per ogni Continente. Nella riunione pre-sinodale personalmente ho avuto l’impressione che la vitalità della chiesa è sicuramente nei continenti come l’Asia, l’Africa e l’America Latina. Piccolo esempio. Alla riunione abbiamo invitato i giovani per un momento di festa. Ognuno a seconda dei propri Continenti hanno presentato dei numeri, degli spettacoli. Hanno iniziato gli africani, molto bello e coinvolgente; hanno continuato gli asiatici con un loro stile più compassato, ma con humor molto sottile; poi il Medio Oriente, con canti molto armonici; l’America Latina ha concluso tutto con un trenino. Gli unici continenti che non hanno presentato nulla sono America del Nord ed Europa. Sicuramente la vita della Chiesa deve guardare sempre di più a questi continenti dove anche i numeri dicono che la realtà ecclesiale sta crescendo e dove c’è, in molti casi, un desiderio di accogliere la proposta di vita nuova, quale quella del Vangelo, che, a volte, nel mondo occidentale, sembra essersi perso; dico sembra perché, probabilmente, quello che si è perso non è il gusto, il desiderio, il senso, ma la capacità di saperlo trasmettere, in una maniera che sia sensata.

Torniamo al discorso degli adulti; è un Sinodo dei giovani ma che dovrebbe essere molto seguito da parte di tutti gli adulti, anche nella vita della Chiesa. Non tocchiamo ora la questione della trasmissione della fede ai giovani, ma sono d’accordo che noi adulti dovremmo interrogarci e quindi capire in cosa siamo stati mancanti, non per accusarci ma per essere più coerenti e capaci di comprendere la Verità.

Io faccio sempre un esempio; alcuni anni fa, nei tempi della mia gioventù, della mia adolescenza, il modello di riferimento della pubblicità, della società, delle riviste, era la persona adulta; si sapeva che la persona realizzata, colui che aveva raggiunto la pienezza dell’essere uomo, era l’adulto, con alcune caratteristiche: un senso di responsabilità, una capacità di sapersi divertire ma senza fare male agli altri; se guardiamo oggi, il modello che viene proposto, anche per gli adulti, è l’adolescente, cioè, colui che cerca di divertirsi, si ubriaca, passa il tempo solamente per il proprio piacere, il proprio tornaconto, questo è il modello di riferimento; non ci siamo resi conto che, noi vogliamo che i giovani siano adulti, ma in realtà, stiamo costringendo gli adulti a essere adolescenti. Altro tema su cui si spalancherebbero diverse riflessioni.

Ancora due domande; come funzionerà esattamente il Sinodo?

Il Sinodo inizierà Mercoledì 3 Ottobre con una celebrazione eucaristica sul sagrato di San Pietro e poi già nel pomeriggio cominceranno i lavori.Il Sinodo prevede la partecipazione dei padri sinodali, 266, con diritto di voto; in più ci sono gli uditori, 35 giovani e 16 formatori, i quali possono intervenire, anche nei circoli minori, ma non hanno diritto di voto; in più ci sono gli esperiti, 23, che collaboreranno con i segretari speciali e il relatore generale, proprio per l’elaborazione del documento finale. Ci saranno delle congregazioni generali, cioè delle riunioni in assemblea di tutti i Vescovi, in cui ciascuno potrà prendere la parola su una delle tre parti in cui è diviso l’Instrumentum laboris; la prima parte è relativa alla condizione giovanile, la seconda parte al discernimento e alla vocazione e la terza relativa alla prassi, all’azione pastorale della Chiesa. Ogni vescovo potrà fare un intervento su una di queste parti, poi si svolgerà il lavoro nei circoli minori, cioè dei circoli linguistici (francese, inglese, italiano, portoghese, spagnolo e tedesco)in cui verranno fatti degli emendamenti, delle proposte di cambiamento al testo dell’Instrumentum laboris, che sarà il testo base anche per l’elaborazione del documento finale. Quindi possono essere fatte proposte di cambiamento, di eliminazione di parti, di aggiunta di altre parti, di altre frasi e quindi, attraverso quelli che vengono chiamati “i modi”, si procederà all’elaborazione del documento finale che sarà compito del relatore generale insieme ai segretari speciali. Questo sinodo ha 2 segretari speciali e ad una commissione di membri eletti proprio a questo scopo.

Grazie perché sapere come funziona una macchina credo che sia importante. L’ultima domanda a Padre Lello che ha una grande esperienza sia missionaria (abbiamo condiviso momenti belli anche in Albania appena dopo il crollo della dittatura), sia formatrice e che ringrazio per questa disponibilità di tempo, l’ultima domanda: che cosa ti aspetti, che cosa desidereresti di più visto da questo sinodo che stai vivendo ancora di più dal suo interno?

Ma credo che il mio desiderio e la mia speranza sia un po’ quella di tutti ed il Papa l’ha già espresso, l’augurio che questo sinodo possa davvero contribuire al rinnovamento e al ringiovanimento della Chiesa, ringiovanimento nel senso forte del termine, non nel senso adolescenziale che dicevo prima, ma nella possibilità che la Chiesa riscopra quella carica di entusiasmo, quella apertura alla vita, quel desiderio di costruire qualcosa di importante che è propria dei giovani di oggi tempo che, come dicevamo forse, nella nostra società occidentale sta venendo un po’ meno e di rinnovamento nel senso che grazie anche ai giovani, alla loro parola, alla loro creatività e al loro entusiasmo un po’ tutta la vita della Chiesa possa riprendere slancio anche nelle sue strutture e nelle modalità di celebrazione. Ecco ringiovanimento e rinnovamento della Chiesa e tutto questo non limitato esclusivamente ad usum interno, diciamo, ma perché la Chiesa possa essere davvero un fermento di vita per tutta la società. Una delle esperienze forti della riunione pre-sinodale, al di là del documento finale che, secondo me, è molto bello e molto interessante, è stata esattamente la convivenza dei giovani cattolici con giovani non credenti, giovani di altre religioni, perché gli stessi cattolici si sono accorti che il loro modo di essere, il loro linguaggio era troppo da ghetto. Hanno detto che la presenza di altri qui insieme a loro ha costretto a ripensare e a riformulare la nostra fede in una maniera che sia comprensibile per il mondo di oggi; non solo come qualcosa da condividere tra di loro, quasi fosse un codice segreto, quasi fosse una setta. I giovani, hanno detto, hanno fatto un’esperienza di Chiesa così come la vorrebbero, una Chiesa davvero sinodale, una Chiesa che accoglie tutti, pur non negando le differenze che ci sono, che accoglie tutti e che davvero si preoccupa per il bene di tutti.

Bene, avremmo ancora forse altre domande, ma ci fermiamo qui e ringraziamo di cuore Padre Lello Lanzilli della Compagnia di Gesù che ci ha dedicato questo tempo per riflettere e sicuramente i suoi spunti cercheremo di svilupparli e di “sbriciolarli” un po’ di più nelle nostre realtà, per momenti di incontro e di crescita e, chissà, forse, ci rivedremo dopo il Sinodo per sentire se ha risposto anche più di quello che magari ci si aspettasse. Grazie ancora.

Grazie a voi e buona vita a tutti

 

( Hanno collaborato:

Massimiliano Serino, Andrea Pistelli, Margherita Pedron, Bianca Contardi e Bernardo Bonaccorsi – Firenze;

per la parte tecnica Giacomo Camilletti e p. Giannicola M. Simone – Roma)

 

 

14 estate a Milot

14 estate a Milot

Nei mesi da marzo a giugno 1999, cruciali per gli abitanti del Kosovo che varcavano i confini dell’Albania cercando rifugio e protezione, la Caritas Bergamasca aveva attivato un’iniziativa umanitaria di aiuto alla popolazione albanese che soccorreva i kosovari. Ogni settimana partiva dal porto di Bari un gruppo di volontari bergamaschi e non che si alternavano nell’opera di affiancamento e aiuto materiale alle due popolazioni in emergenza. Anch’io ho fatto parte dell’ultimo gruppo, partito alla fine di giugno, con destinazione Arrameras, tra le colline a nord di Tirana. È stata la prima, forte, significativa esperienza in un Paese straniero, che non dimenticherò mai! Una sera ci siamo recati a Milot per incontrare altri bergamaschi impegnati nelle operazioni di soccorso. Ricordo ancora le flebili luci che illuminavano il percorso, le strade sconnesse e la gioia di condividere le emozioni con gli altri volontari, l’ammirazione verso i Padri e le Suore che con la loro presenza dimostravano la capacità di donare sollievo a tutti.

Agosto 2002. Trascorsi tre anni, la Comunità Ruah di Bergamo, che aveva scelto Milot come luogo dove poter dare un contributo e un sostegno alla Comunità parrocchiale dei Padri Barnabiti e delle Suore Angeliche, aveva organizzato un campo di lavoro. All’incirca 20 persone, tra giovani e meno giovani, suddivisi in tre gruppi, hanno dato il via a qualche “opera muraria” e, affiancati da giovani albanesi, organizzato attività di animazione per i bambini e i preadolescenti del luogo. Quell’anno il mio operato si è tradotto in mansioni quotidiane soprattutto in casa. Sono stata spettatrice attenta nel cercare di conoscere una realtà nuova e, a tratti, problematica, tuttavia caratterizzata da persone fortemente determinate a migliorarla.

2003-2004-2005-2006-2008-2010-2012-2013-2014-2015-2016-2017-2018. Qualcuno potrebbe a ragione obiettare: “Quanti anni, sempre a Milot! Perché?”. Sì, tanti scorci d’estate vissuti a Milot, ciascuno con il suo prezioso carico di ricordi, attività, difficoltà, gioie, preghiere e legami d’amicizia.

Nonostante la mia non più giovane età, ancora mi sento coinvolta in un’esperienza che ritengo importante, vissuta anche con altre persone adulte. Soprattutto negli ultimi anni ho avvicinato i bambini più piccoli e ho cercato di allietarli mettendo loro a disposizione colori, carta, colla e disegni creativi, ricevendo in cambio un largo sorriso.

Certamente forze giovani potranno sempre più rendere accogliente e stimolante l’atmosfera del kampi veror che, anno dopo anno, ho visto perfezionarsi sia nell’organizzazione sia nell’apporto di iniziative di gioco innovative.

Altrettanto indispensabile ritengo sia l’apporto dei giovani albanesi, non solo perché aiutano noi italiani a comunicare, ma soprattutto perché possono essere loro gli artefici di un cambiamento positivo, improntato alla speranza di un domani migliore.

E che dire dei Padri, delle Suore: fondamentale è la loro presenza di Testimonianza evangelica!

Con riconoscenza, Antonella Donghi

Scegliere con SAMZ

Imparare a scegliere con SAMZ

Cari amici di SAMZ,
in occasione del prossimo 5 luglio ecco una traccia di riflessione e preghiera per celebrare bene la festa del nostro SAMZ; potete usarla personalmente, in gruppo o come traccia personale. Tanti auguri a tutti noi.

Ingresso:
Tutti: segno della Croce (con molta calma)
Tutti: Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito santo.
Tutti: Sant’Antonio Maria prega con noi e per noi.
Lettore: Dalla 1 lettera ai Corinzi (2,1-5)
«Non vi ho annunziato la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. Io non ritenni di non sapere altro se non Gesù Cristo e questi crocefisso. Io venni in mezzo a voi con debolezza; e la mia parola e il mio messaggio non si basarano su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza».
Guida 1: Per un buon SAMZday basta solo un incontro tra amici, una preghiera, una torta?
Guida 2: Celebrare un santo significa prima di tutto chiederci cosa avrebbe fatto lui se fosse vissuto oggi.
Guida 1: Ai suoi tempi la società aveva dei problemi, specialmente la Chiesa. Oggi la nostra è una società con molti complessi problemi amplificati dalla globalizzazione attuale. La Chiesa fortunatamente sta un po’ meglio.
Guida 2: Penso al problema di:
– gruppi giovanili senza pastore barnabita,
– giovani che cercano e non trovano,
– una politica che è impazzita,
– un individualismo che anche se legato ad amici o piccole associazioni resta ombelicocentrato,
– dei problemi reali che vengono nascosti da problemi ingranditi,
– tutti i cosiddetti populismi o forse meglio parlare di sovranismi,
– faticare a trovare delle soluzioni.

Guida 1: Dei figlioli e piante di Paolo, come SAMZ ama chiamare i discepoli del Vangelo, quale atteggiamento, abitudine, testimonianza sono chiamati a vivere oggi?
Guida 2: SAMZ era un uomo di preghiera concreta (correte verso Dio e verso il prossimo; eleva frequentemente la tua mente a Dio per meglio vivere il tuo lavoro quotidiano…).
Guida 1: SAMZ era consapevole del bisogno di una riforma per la Chiesa e per la Società (tanto che verrà cacciato da Venezia perché disturbava e trascinava i giovani rampolli delle famiglie nobiliari), ma per fare tutto ciò guardava prima di tutto dentro la propria coscienza, a se stesso.
Guida 2: Riformare se stesso per riformare gli altri.
Mentre normalmente la nostra società propone che siano gli altri a riformarsi perché io possa stare bene!
Guida 1: C’è una abitudine a incolpare gli altri dei nostri mali che non è ammissibile per un figliolo e pianta di Paolo! Questo non significa che alcuni mali siano assolutamente esterni, penso alla illegalità o le dittature, ma non tutti i mali.
Guida 2: Leggiamo una intervista di Liliana Segre (deportata dai Nazisti, oggi senatrice)
«Quando sono stata espulsa dalla scuola [causa le leggi razziali in Italia] … papà chiamò la maestra: venga, per favore, venga… La aspettavo affettuosa, invece è stata pochissimo e ha detto: “Ma io cosa c’entro, io? Non le ho fatte mica io le leggi razziali”. Poi mi ha abbracciata, se ne è andata e non l’ho mai più vista né sentita. Non era “cattiva”, era una persona qualunque. Era la banalità del grande male che mi ha fatto…
Poi ricordo quando mi vedevano “diversa” e gli indifferenti. I violenti mi hanno tolto tanto, ma gli indifferenti sono stati la massa che non ha visto, che non ha voluto vedere, che ha voltato la faccia. Gli “io non so”, i “io non c’’ero” e i “non è colpa mia”.
È una malattia che abbiamo anche adesso. Anzi adesso è più colpevole. Allora non essere indifferenti era una scelta pericolosa contro una dittatura, per questo onoro tantissimo gli antifascismi o gli “Imi”… Oggi, che non c’è scelta da fare, in democrazia, essere indifferenti è più grave.»
Guida 1: Il male, abbiamo bisogno di purificarci dal male e di purificare la nostra società, a questo punto diciamo insieme:
Signore pietà, Cristo Pietà, Spirito santo pietà, Santa trinità pietà.
(un’invocazione a testa per 77 volte)
Guida 2: Diceva qualche giorno fa papa Francesco:
«La santità non riguarda solo lo spirito, per andare verso i fratelli, e le mani, per condividere con loro. Le Beatitudini evangeliche insegnino a noi e al nostro mondo a non diffidare o lasciare in balìa delle onde chi lascia la sua terra affamato di pane e di giustizia; ci portino a non vivere del superfluo, a spenderci per la promozione di tutti, a chinarci con compassione sui più deboli. Senza la comoda illusione che, dalla ricca tavola di pochi, possa “piovere” automaticamente il benessere per tutti».
Guida 1: C’è una complessità dei problemi quotidiani italiani e mondiali che mette in gioco non poco la fede cristiana oggi più di ieri. SAMZ non ama una fede muta, ma una fede che parla, che denuncia, che opera il bene.
Guida 2: SAMZ non dice il parlare delle candele o dei canti, ma anche di un pensare. Giovani di buone famiglie, di cultura (a Milano, Lodi, Vicenza, Padova, Venezia) lo seguivano non perché esaltati ma attirati da una fede che sa pregare pensando e pensare pregando.
Guida 2: Celebriamo un 5 luglio fermandoci a pregare pensando le dinamiche reali della nostra società, a pensare pregando per una soluzione di queste dinamiche.
Sia il pensare, sia il pregare implicano uno strumento e un obiettivo: il discernimento e la beatitudine (una vita beata non riguarda solo il Paradiso ma già la vita in terra).
Guida 1: Il discernimento, che SAMZ chiama discrezione, e la vita beata che possiamo in questo contesto chiamare bene comune. In questa nostra società complessa abbiamo molto bisogno di recuperare il discernimento per costruire il bene comune.
Guida 2: Il Bene comune è la realizzazione di quell’insieme di condizioni strutturali della convivenza che permettano a ogni cittadino la più ampia possibile esplicazione delle proprie qualità e attività umane, lo sviluppo integrale della propria persona (Giovanni XXIII e Gaudium et Spes).
Guida 1: Una realizzazione che non riguarda solo me e/o il mio gruppo, ma la società, anche quanti bussano alle nostre porte di qualsiasi genere.

Guida 2: Oggi più che di bene comune soffermiamoci sul discernimento/discrezione; SAMZ non aveva i nostri problemi sociali ma dalle sue parole, dalla Bibbia che leggeva possiamo trarne delle indicazioni per imparare a discernere.
Guida 1: La discrezione/discernimento non richiede (citiamo san Paolo) sublimità di parola o di sapienza, ma Gesù Cristo e questi crocefisso. La debolezza della Croce e non i discorsi persuasivi, ma la manifestazione dello Spirito e della sua potenza.
Guida 2: Sembra di sentire tanti nostri politici di oggi, che non hanno imparato nulla dai De Gasperi, Adenauer o Schumann!
Guida 1: SAMZ parla più volte di discrezione / discernimento come virtù proprio di chi deve formare delle persone, parafrasando:
«Invano si tratta di dover riformare i costumi, se non vi è presente la Divina Grazia, la quale poi ha promesso di essere con noi fino alla fine del mondo… E bisogna che il Riformatore sia prudente, da essere pieno di occhi davanti e di dietro» (Cost. 17, capitolo dei segni e della rovina dei costumi), che sia pieno di Discrezione pratica (Cost 12, formazione dei Novizi).
Guida 2:, Anche molti di noi sono chiamati a formare la storia di oggi per domani, per cui dobbiamo chiedere con forza a Dio questa virtù della discrezione. Specialmente nei momenti di aridità che stiamo vivendo oggi. Se vogliamo costruire un mondo migliore dobbiamo coltivare il discernimento. La discrezione è assolutamente importante quando si devono fare scelte difficili.
Guida 1: Il discernimento infatti è la facoltà interiore con cui cogliamo le mozioni dello Spirito santo in ordine al perfetto adempimento della volontà di Dio nei nostri confronti. Esso implica una chiara determinazione tra spirito divino, spirito umano e spirito demoniaco.
Guida 2: Come viviamo il nostro rapporto con Dio, il nostro pregare e confabulare con Lui sulla Croce? Come facciamo entrare Dio in noi? Non sono le tante preghiere che fanno il cristiano, ma un rapporto franco con Dio, come Lui lo ha con noi! Non la tiepidezza, ma il fervore.
Guida 1: Il discernimento non serve per avere tante persone che la pensano allo stesso modo, ma molte persone che sanno scegliere il bene di ognuno per il bene di tutti? Crediamo che oggi molti abbiamo il bene in sé? Credo io di avere tanto o poco bene in me?
Guida 2: Le ferite degli odi, delle guerre, che l’Europa aveva sanato, dopo 75 anni si stanno riaprendo. Abbiamo bisogno di capire come ripiantare il seme del bene per noi, ma specialmente per le nuove generazioni.
Guida 1: Il male delle divisioni, dei muri, delle porte (non solo o tanto dei porti) chiusi lascerà un segno di cui oggi non vogliamo renderci conto; ma il figliolo e pianta di Paolo sa che il bene delle beatitudini ha il sopravvento, perché noi crediamo in un Cristo risorto, non solo morto!
Guida 2: È necessario fermarsi a discernere a ragionare sulle cose e sul da farsi per far emergere la potenza dello Spirito santo.
Guida 1: Mi fermo qui, non voglio aggiungere altro perché capisco che per “lettera” non è semplice, però vi invito a farvi e fare qualche domanda, magari a inviarmela con delle risposte.
Guida 2: Concludiamo con il Padre Nostro.
Guida 1: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo.

Giovani dello Zaccaria – Milano

P. Ambrogio M. Valzasina, rettore dell’Istituto Zaccaria di Milano, in occasione del 25 anniversario di ordinazione sacerdotale gli abbiamo posto alcune domande sui giovani con i quali da sempre lavora. Per la gioia dei nostri lettori ne è risultato un breve e simpatico botta e risposta che con poche righe ci aiuta a continuare il nostro cammino di riflessione in preparazione al Sinodo dei Giovani.

  1. In tempi di selfie e instagram, la prima fotografia che faresti dei giovani con cui lavori?

Un selfie che esprima comunione e condivisione di cammino espressione di gioia.

  1. Il tuo continuo “lavoro” con i giovani, cosa ti ricorda della tua gioventù, in positivo e in negativo?

La vita può essere affrontata come obbligo che si fa impegno nella responsabilità, o, in negativo, il richiamo della chiusura nel privato:

  1. Cosa scopri o “riscopri” nel tuo “lavoro” quotidiano?

Le sorprese di una vita aperta al futuro.

  1. C’è una lontananza ormai confermata dei giovani dalla fede, dalla religione che ne consegue: perché?

Siamo noi che siamo lontani dai giovani. Se sei vicino tutto può accadere.

  1. Il lavorare con persone abbienti rende più facile o difficile la trasmissione di valori cristiani?

Tutto dipende dall’aria che facciamo respirare ai giovani che siamo chiamati a crescere. Se l’aria è buona per essi diventa più facile assumere ed elaborare i valori cristiani.

  1. Quale tratto zaccariano vivi o meglio trasmetti nel tuo servizio ai giovani?

Crescere di virtù in virtù; scoprire il proprio lato debole e/o vizio capitano 

  1. Siamo in vista del Capitolo Generale dei PP. Barnabiti e del Sinodo dei Vescovi sui Giovani: quale consiglio offriresti?

Non penso che il mio consiglio possa servire al discernimento. Siamo umili servitori nella vigna del Signore.

Who’s that guy? 5

10. Tommaso, Milano

Papa Francesco continua a sottolineare l’importanza dei giovani (come accade anche nel vangelo) per la capacità e la naturale tendenza al rinnovamento culturale e che rappresentano le “nuove foglie” ma senza dimenticare l’importanza dei “vecchi”, forieri di tradizione e che rappresentano le radici della nostra cultura. In modo combinato, quindi, il suo discorso ai giovani (e anche il Sinodo, forse) vuole essere un passaggio di consegne, di testimone, fra coloro che fino a ora hanno mantenuto le radici della cultura (attraverso un “testimone” che a loro volta hanno ricevuto dalle loro generazioni precedenti) e coloro cui spetterebbe, ora, il compito di portare avanti detta cultura, con il rinnovamento che l’inarrestabile lancetta dell’orologio del tempo necessariamente impone: il progresso.

Credo che in questo periodo storico il passaggio di testimone sia più complesso e delicato rispetto a prima, perché noi giovani di oggi siamo più scostanti nei confronti della Chiesa e della nostra cultura; questo è un aspetto che ha evidentemente allertato tutti, anche i piani alti della Chiesa (ma non solo: anche i politici, gli assessori alla cultura o al patrimonio artistico), infatti in questi anni c’è una vera e propria corsa alla salvaguardia della cultura.

Il mondo sta cambiando, le popolazioni si mischiano sempre di più, le culture si incrociano. La Chiesa, ormai, è diventata internazionale, ma in Italia, luogo storico della Santa Sede, i giovani autoctoni che lottano per la tradizione e la spiritualità sono pochi, anche se (secondo me) sono in crescita, forse grazie proprio al lavoro “educativo” che negli ultimi anni è stato fatto.

Ciò premesso, credo che Papa Francesco abbia colto il problema delicato del passaggio di testimone e l’iniziativa del Sinodo è un momento storico, in cui la Chiesa si gira ad ascoltare la voce dei giovani: forse perché ne ha un disperato bisogno, forse perché, invece, ha davvero la genuina intenzione di dare ai giovani quell’importanza che la Chiesa stessa (e il Vangelo) attribuisce loro, forse entrambe le cose; la Chiesa è tradizione, ma è anche Fede. Non deve essere né tradizione della fede né fede per la tradizione: deve essere Fede e Tradizione.